Catturi un ladro in flagrante e lui ti minaccia di morte. Queste intimidazioni arrivano rapide e spesso senza veli, come “non sarò io a spararti, ma qualcuno mandato da me”. È un paradosso inquietante.
Questi criminali, molti già noti alle forze dell’ordine e arrestati sul fatto, rigirano la realtà. Considerano la documentazione di un borseggio – specie contro i più vulnerabili – un atto “infame” che la criminalità organizzata non tollera. È un mondo capovolto, dove chi ruba pretende di avere ragione.
A San Lorenzo in Lucina, la situazione peggiora. Vicino al Comando dei Carabinieri, un uomo in stato di alterazione mi ha avvicinato e tentato di intimidirmi. Mi accusava di occuparmi di piazze di spaccio, servizi che non ho mai realizzato.
Non ha senso dialogare con individui così confusi. Si atteggiano a malavitosi proprio davanti alle caserme, incitano all’omertà e alimentano idee pericolose. Rappresentano il lato oscuro della società: i fiancheggiatori che difendono il crimine per un proprio vantaggio.
Non ci fermiamo qui. La legalità resiste all’arroganza.
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