Una tragedia sul lavoro sconvolge Roma e il Lazio: Massimo Guglielmo, 45 anni, è precipitato da un’impalcatura in un campo sportivo a Cervaro, perdendo la vita in un istante.
L’incidente è avvenuto lo scorso ottobre, durante lavori di manutenzione in quella periferia laziale così vicina a Roma, dove i cantieri pulsano come il cuore della capitale. Massimo era un operaio esperto, padre di due figli, impegnato in un progetto che avrebbe dovuto rendere più sicuri gli spazi sportivi per la comunità. Invece, è diventata una storia di dolore e rabbia, con la Procura di Frosinone che ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, tra cui il responsabile del cantiere e i coordinatori della sicurezza.
“Non dovevamo arrivare a questo punto”, ha detto tra le lacrime Maria, la moglie di Massimo, davanti alla piccola folla di parenti e vicini. “Lavorava duro per noi, ma nessuno ha controllato che l’impalcatura fosse stabile. Ora chi risponde per le famiglie come la nostra?”
Mentre Roma si agita nei suoi quartieri affollati, da Trastevere al Prenestino, questa vicenda accende i riflettori sui rischi quotidiani nei cantieri della città eterna. Quanti operai salgono ogni giorno su strutture precarie, con controlli superficiali e fretta che costa vite? L’attenzione pubblica cresce, con proteste spontanee che echeggiano per le strade, chiedendosi se le regole sulla sicurezza siano solo parole al vento.
E ora, con l’inchiesta in corso, la tensione monta: basteranno i processi a evitare altre tragedie come questa a Cervaro, o Roma dovrà svegliarsi prima che sia troppo tardi?