La paura strumento di controllo? Il Campidoglio risponde con ‘Contro la paura’
La presentazione del libro “Contro la paura” al Campidoglio rappresenta un tentativo evidente di mettere in discussione una narrazione che, per troppe volte ormai, ha dominato il dibattito pubblico: quella della paura. Ma davvero la paura è qualcosa da affrontare o è piuttosto un’arma nelle mani di chi governa per giustificare restrizioni e controlli?
Il libro, scritto da Marco Bonini e Roberto Gabrielli, viene presentato come un’opera di riflessione su temi scottanti come la sicurezza, la democrazia e la coesione sociale. Tuttavia, in un contesto in cui il concetto di sicurezza è spesso strumentalizzato per giustificare politiche restrittive, l’evento rischia di apparire come una semplice passerella intellettuale. Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’incontro si svolgerà lunedì 6 luglio e vedrà la partecipazione di esperti, lettori e appassionati. Ma ci si deve chiedere: chi ascolterà realmente i messaggi di resilienza e consapevolezza contro una paura che, in realtà, serve a dividere e controllare la popolazione?
In una società afflitta da una disinformazione crescente e da una crisi permanente, la paura diventa quindi un interlocutore scomodo. Essa può essere vista come un mezzo per giustificare politiche di esclusione e limitazione dei diritti civili. L’idea che la sicurezza debba prevalere sulla libertà è stata ripetuta così tante volte che sta diventando difficile per i cittadini discernere il giusto da ciò che è un pretesto. Che valore possono avere i discorsi sulla coesione sociale se dietro di essi c’è una retorica di opposizione al diverso, al nuovo, al cambiamento?
Il contesto della paura nella società moderna
Nella nostra società contemporanea, la paura è diventata un tema centrale. Non è solo la paura per la criminalità o per l’immigrazione a fare notizia. È la paura che si insinua in ogni aspetto della vita, dall’economia alla salute, fino alla storia recente: ogni scelta politica è guidata da un ”dobbiamo proteggere i nostri cittadini” che in realtà può tradursi in una limitazione delle libertà. In questo scenario, il messaggio del libro si pone come antidoto, spingendo alla riflessione e a una resistenza culturale rispetto a una narrazione dominante.
In definitiva, presentare “Contro la paura” in un luogo emblematico come il Campidoglio è un atto simbolico. Ma prima di applaudirlo come un’iniziativa positiva, è necessario chiedersi se non sia solo una cosmesi per una realtà che continua a utilizzare la paura come un modo per governare. È il momento che il pubblico si interroghi: la paura ha sempre trovato giustificazioni, ma siamo davvero al sicuro nel silenzio?


