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La “belva” di Sanremo contro le istituzioni

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La “belva” di Sanremo contro le istituzioni

La “belva” ossia Francesca Fagnani nella seconda serata sanremese, prova a stupire con un look inatteso e con una maggiore abitudine televisiva accompagnata alla sua ironia ma anche al suo impegno, propone un monologo dedicato a chi non ha una voce e lotta per farsi sentire.

A differenza di Chiara Ferragni la sera prima, la Fagnani spiega di non voler parlare di sé stessa, ma preferisce far parlare i ragazzi detenuti all’interno del carcere minorile di Nisida, “Queste sono le parole raccolte dai ragazzi del carcere di Nisida senza cercare la nostra pena, perchè della nostra pena non se ne fanno niente», chiarisce subito la giornalista.

Un ragazzo, spiega la giornalista, le dice: “Sono cresciuto nervoso e arrabbiato, e chi fa le cose per rabbia non ha paura, vogliamo che la gente sappia che non siamo animali, bestie, o killer per sempre”. La riflessione di Francesca Fagnani è amarissima e dura: “hanno lo sguardo perso, gli occhi che chiedono aiuto senza sapere a chi chiederlo, la scuola li ha abbandonati e nessuno li ha cercati, gli assistenti sociali o non ci sono o sono troppo pochi”.

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La chiusura del monologo è per le istituzioni “Lo Stato dovrebbe combattere la dispersione scolastica, dovrebbe garantire pari opportunità: è una questione di uguaglianza. Lo Stato dovrebbe essere più attraente e sexy dell’illegalità”.

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Redazione

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