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Brutte notizie per gli avvocati. Risarcire il cliente quando l’attività è inefficace

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Avvocati, compensi da restituire al cliente se l’attività è inutile

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un legale e ha stabilito che è necessario restituire il compenso già incassato se l’assistenza legale si rivela essere inutile.

Un avvocato è stato condannato a restituire alla sua cliente 2mila euro già versati, nonostante avesse richiesto quasi 4mila euro. La base della decisione è stata una carenza di tempismo nell’attivare l’appello, che ha portato la cliente a richiedere un risarcimento. La richiesta di risarcimento è stata respinta poiché non è stata dimostrata l’efficacia di una maggior diligenza da parte dell’avvocato.

Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, l’avvocato è responsabile se adotta “mezzi difensivi pregiudizievoli” per il cliente, anche se è il cliente stesso a sollecitarli e a scegliere una strategia che dovrebbe rimanere una prerogativa dell’avvocato. Se un giudice valuta che sin dall’inizio la via seguita era inadeguata rispetto al risultato che il cliente voleva ottenere, l’avvocato è considerato responsabile. La Cassazione ha stabilito che “lo svolgimento di un’attività professionale, da parte dell’avvocato, totalmente inutile, già ex ante pronosticabile come tale, non gli attribuisce alcun compenso”.

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Per ulteriori informazioni, si può consultare l’articolo completo su Il Sole 24 Ore.

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Autore

Davide Sperati

Si occupa di contenuti informativi con un occhio attento alla selezione delle notizie. Davide Sperati, editor per La Cronaca di Roma, si dedica a garantire che ogni articolo rispecchi un alto standard di qualità e rilevanza per i lettori. La sua passione per il giornalismo e il desiderio di informare con precisione lo guidano nella quotidiana attività di redazione e revisione.