È grave che un’incidente come quello recente di due sub che per poco non annegano al largo di Ostia venga utilizzato come strumento per giustificare riforme superficiali. La decisione del Comune di eliminare le cabine negli stabilimenti balneari non risolve il problema della sicurezza in mare. Anzi, appare più come un cercare di mettere una toppa a un vestito strappato, senza affrontare le vere questioni. Qui non si tratta di estetica, ma di vita. Eppure, pare che a Palazzo Senatorio non si voglia realmente svecchiare il sistema di sicurezza che, attualmente, è penoso.
Secondo quanto riportato da il messaggero, l’ultimatum è stato lanciato durante una riunione pubblica, ma le vere domande rimangono: perché non si potenziano le forze di soccorso? Perché non si investe in formazione per chi frequenta il mare? Siamo davvero scesi così in basso da pensare che un cambio di arredi possa rappresentare un cambiamento significativo nella sicurezza in acqua?
La verità è che la salute pubblica non è una questione da risolvere con piani di marketing balneare. È in gioco la sicurezza di tante persone che si avventurano in un mare che, a Ostia, spesso si rivela più pericoloso di quanto si pensi. Come possiamo fidarci di chi scambia una sanatoria edilizia per un programma di sicurezza pubblica?
In questa confusione, ci piacerebbe sentire l’opinione dei gestori degli stabilimenti: accettano davvero di abdicare alla sicurezza di chi si affida a loro e che frequenta i loro spazi? La vera rivoluzione dovrebbe partire da un impegno condiviso verso una riduzione delle vulnerabilità in mare. E non con un mero trucco estetico.
Le nuove regole per gli stabilimenti balneari
Con l’ormai prossimo addio alle cabine, il Campidoglio sembra sperare in una nuova era di stabilimenti più sicuri e accessibili. Ma questa chiave di lettura non convince. Rimuovere delle strutture non è sufficiente per garantire una sicurezza effettiva. Anzi, è probabile che si crei un aumento del rischio, nonché malcontento tra i bagnanti. Ci sono già voci che mettono in discussione l’utilità di queste scelte, evidenziando la necessità di una formazione corretta per il personale di salvataggio e di un potenziamento dell’organizzazione delle operazioni di emergenza. Dove sono le istruzioni chiare e le attrezzature adeguate per gli stabilimenti? La priorità dovrebbe essere quella di chi presta soccorso e non di come appaiono i luoghi di relax estivo.
In sostanza, l’introduzione di regole più severe deve coniugarsi con un effettivo potenziamento dei mezzi e della formazione. Gli stabilimenti devono essere messi in condizione di operare, ma non con un colpo di spugna sulle strutture già esistenti. Se non c’è un piano concreto su come garantire la protezione dei bagnanti, abbiamo davvero poco da festeggiare.