Attacco hacker alla Sapienza: servizi in ripresa, studenti esigono certezze sulla privacy

Attacco hacker alla Sapienza: servizi in ripresa, studenti esigono certezze sulla privacy

L’attacco hacker alla Sapienza: un altro segnale di trascuratezza verso la nostra Roma?

Come cittadino romano, nato e cresciuto tra le strade antiche e caotiche di questa città eterna, non posso fare a meno di sentirmi un’onda di delusione e rabbia ogni volta che un evento come questo colpisce al cuore della nostra comunità. Immaginatevi, mentre aspettate l’autobus in una fermata piena di buche o navigate tra i rifiuti accumulati nei quartieri periferici, di scoprire che persino le nostre istituzioni educative – come l’Università Sapienza – sono esposte a rischi che potevano essere evitati. È un dolore profondo, quasi personale, che ci fa chiedere: quando finirà questa catena di negligenze che sta rovinando la qualità della vita a Roma?

Facciamo un passo indietro per riassumere i fatti. Recentemente, la Sapienza, uno dei gioielli accademici della nostra città, è stata vittima di un attacco hacker che ha mandato in tilt diversi servizi online. Secondo le fonti ufficiali, alcuni sistemi sono tornati operativi, ma l’allarme resta alto per il possibile furto di dati sensibili. Gli studenti, in prima linea, hanno alzato la voce: “Vogliamo una sessione d’esame straordinaria”, gridano, frustrati per i ritardi che stanno compromettendo il loro futuro. È una situazione che non sorprende più, in una città dove i disservizi sono la norma, ma che ci fa riflettere su quanto la nostra amministrazione sia distante dalla realtà quotidiana.

Ora, veniamo al nodo critico: come cittadini, non possiamo ignorare come questo episodio rifletta le priorità sbagliate dell’amministrazione comunale. Molti romani lamentano che, mentre i fondi sembrano scorrere per eventi turistici o abbellimenti superficiali, le basi essenziali come la sicurezza digitale e i servizi educativi vengono lasciate al buio. La percezione diffusa tra noi è che Roma stia invecchiando senza un vero piano per il futuro, con quartieri trascurati e infrastrutture antiquate che non reggono il passo con il mondo moderno. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette: è accettabile che un’università prestigiosa come la Sapienza sia vulnerabile a cyberattacchi, quando avremmo potuto investire in protezioni adeguate? Non sto accusando nessuno in particolare, ma è evidente che scelte politiche focalizzate su altro – come forse lo splendore di fontane e monumenti – lasciano esposti i nostri giovani e la nostra comunità.

Pensateci: io, come molti altri, vivo ogni giorno il degrado urbano. Le strade del mio quartiere sono piene di buche, i trasporti pubblici sono inaffidabili, e ora anche l’educazione, che dovrebbe essere il faro della nostra città, è sotto attacco. Questo non è solo un problema tecnico; è un sintomo di un’amministrazione che sembra ignorare le voci dei cittadini. Gli studenti della Sapienza, che rappresentano il futuro di Roma, si sentono trascurati, e con loro tutti noi che paghiamo le tasse e ci aspettiamo servizi di base. La rabbia è palpabile: in forum online e caffè del centro, la gente discute di come questi incidenti non siano isolati, ma parte di un quadro più ampio di carenze che ci fanno sentire abbandonati in quella che dovrebbe essere la capitale del mondo.

Per chiudere, è giunto il momento di trasformare questa frustrazione in azione. Come cittadini romanissimi, dobbiamo unirci e stimolare un dibattito aperto: le priorità dell’amministrazione stanno davvero servendo Roma, o è ora di un cambio di rotta? Condividete le vostre storie, le vostre esperienze con i disservizi quotidiani. Facciamo sentire la nostra voce, perché Roma merita di più di promesse vuote. Dopotutto, se non ci occupiamo noi del nostro futuro, chi lo farà?

Fonte

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