Nelle strade caotiche di Roma, un’ombra di disperazione si allunga sulle scuole della città eterna, mentre la tragedia di un ragazzo di 14 anni a Latina accende l’allarme. Paolo, quel ragazzino che non tornerà più a casa, lascia tutti a chiedersi se potevamo fare di più.
Proprio qui, tra i vicoli di Trastevere e le aule affollate di Centocelle, genitori e insegnanti si guardano negli occhi, temendo che la stessa storia possa ripetersi. Gli ispettori del Ministero dell’Istruzione hanno puntato il dito sulla scuola di Paolo, in provincia di Latina, accusandola di negligenza. “Avremmo dovuto vedere i segnali, intervenire prima”, ha dichiarato un alto funzionario del ministero, con voce tesa durante una conferenza stampa.
Ma a Roma, dove ogni giorno migliaia di studenti attraversano i ponti sul Tevere, la rabbia monta. Testimoni tra i genitori di Latina raccontano di segnali ignorati, di un ragazzo che chiedeva aiuto in silenzio. “Mio figlio va in una scuola simile, e se non ci ascoltiamo?”, dice una madre dal quartiere Eur, stringendo le mani per l’apprensione.
L’urgenza è palpabile: le famiglie romane si organizzano, proteste spontanee si formano ai cancelli delle scuole. Eppure, mentre le indagini proseguono, nessuno sa se basterà un rapporto ufficiale a cambiare le cose. Cosa succederà domani, quando i ragazzi rientreranno in aula? Roma aspetta, e la domanda resta sospesa.