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Cancellazioni in Vaticano: Meloni scompare da un affresco
Un colpo di scena artistico ha scosso le fondamenta dell’immagine pubblica italiana: il restauratore Bruno Valentinetti ha rimosso il volto di Giorgia Meloni da un affresco situato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma. Un evento che potrebbe far alzare più di qualche sopracciglio e forse anche il sopracciglio della premier stessa.
Le richieste della Curia
Valentinetti ha spiegato con nonchalance che dietro questa decisione c’è l’ordine della Curia. “Me lo ha chiesto la Curia e sì, è la premier”, ha dichiarato il restauratore, come se stesse parlando di una semplice commissione artistica piuttosto che della cancellazione del volto di una figura politica di spicco. Una mossa che ci fa riflettere: è l’arte un mero strumento di propaganda o un campo neutrale di espressione?
Un gesto provocatorio?
La decisione di cancellare l’immagine di Meloni dall’affresco solleva interrogativi su quanto l’arte debba o possa essere influenzata dalla politica. È un gesto provocatorio? Oppure è solo una semplice applicazione della “pulizia” artistica richiesta da chi detiene il potere ecclesiastico? La mossa ha già scatenato reazioni contrastanti tra sostenitori e oppositori della premier, evidenziando come l’arte possa essere un campo di battaglia contemporaneo, non solo un rifugio per estetica e bellezza.
Insomma, mentre la rimozione di un volto potrebbe apparire come un gesto insignificante, nelle sue implicazioni è tutt’altro che banale. Resta da vedere se questo episodio avrà un impatto duraturo sull’immagine della premier e, per estensione, sul nostro rapporto con l’arte e il potere. La storia non finisce qui, anzi, è solo all’inizio…