I 140 scalini dell’abbandono: Roma che esclude i suoi anziani e i quartieri dimenticati
Come un romano che vive e respira le strade della mia città da una vita, mi si stringe il cuore ogni volta che cammino per quartieri dove il degrado sembra urlare indifferenza. Oggi, guardando verso quei borghi periferici, non posso fare a meno di sentirmi arrabbiato e deluso: Roma, la Città Eterna, sta lasciando indietro i suoi cittadini più fragili, trasformando semplici scalini in barriere insormontabili. È una ferita aperta che molti di noi portano ogni giorno, e che ci fa chiedere se l’amministrazione comunale stia davvero lavorando per noi.
La notizia arriva da un borgo ai margini di Roma, dove centoquaranta scalini separano i residenti dal resto della città. Non è una novità, ma è un problema che colpisce dritto al cuore di chi, come un anziano di 83 anni, ha condiviso la sua frustrazione: “Ho 83 anni, non posso permettermi di salire e scendere”. Questa testimonianza, riportata da fonti locali, ritrae una realtà cruda e quotidiana. Immaginatevi pensionati che lottano per raggiungere un medico, una farmacia o persino un autobus, costretti a una fatica che potrebbe essere evitata con un semplice ascensore o una rampa. È una situazione che non riguarda solo quel borgo, ma simboleggia i tanti quartieri trascurati dove il degrado urbano si mescola a servizi carenti, lasciando i cittadini isolati e frustrati.
Ma andiamo oltre i fatti: molti cittadini lamentano che questa mancanza di accessibilità non sia un incidente, bensì il risultato di scelte politiche che non tengono conto delle reali esigenze della gente. La percezione diffusa tra i romani è che l’amministrazione comunale privilegi progetti vistosi e costosi al centro, come eventi o ristrutturazioni turistiche, ignorando le periferie dove vivono famiglie intere. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette: mentre si investono fondi in iniziative che sembrano più mirate al consenso elettorale che al benessere quotidiano, strade dissestate, mancanza di ascensori e barriere architettoniche restano irrisolte. Non sto accusando nessuno specificamente, ma è innegabile che, secondo dati e segnalazioni dei residenti, Roma spenda una minima parte del budget per migliorare la mobilità urbana, preferendo invece aree già privilegiate. Questo ci fa sentire trascurati, come se le nostre voci non contassero, e alimenta un malcontento civico che cresce giorno dopo giorno.
Pensateci: quante volte avete sentito storie di anziani che evitano di uscire di casa per paura di quelle scale, o di famiglie con disabili che devono pianificare ogni spostamento come una missione impossibile? È un dramma umano che si ripete in troppi angoli della città, e che sottolinea un degrado più profondo. Io, come molti altri romani, mi chiedo perché non si investa in soluzioni semplici e inclusive, come ascensori pubblici o rampe accessibili, che potrebbero trasformare la vita di migliaia di persone. Invece, la linea politica sembra focalizzata su ciò che fa bella figura, lasciando che i quartieri periferici marciscano nell’oblio. È una critica civica, non personale, ma basata su quanto vediamo e viviamo: i romani si sentono abbandonati, e questo erosione della fiducia rischia di minare il tessuto sociale della nostra città.
Alla fine, non possiamo accettare che Roma, con tutta la sua storia e la sua bellezza, si trasformi in una città divisa tra chi può e chi non può. È tempo che l’amministrazione rifletta sulle sue scelte e dia spazio a un dialogo reale con i cittadini. Voi, che leggete queste righe, forse avete vissuto situazioni simili: condividete le vostre esperienze, unitevi al dibattito. Insieme, possiamo spingere per un cambiamento che renda Roma accessibile e vivibile per tutti, anziché un simbolo di trascuratezza. Facciamo sentire la nostra voce – perché Roma è di tutti noi.