Un attacco coordinato e inquietante ha scosso il liceo Righi di Roma. Nella tarda mattinata di oggi, un gruppo di quindici ragazzi, con i volti celati da caschi, ha tentato di affrontare gli studenti che occupano la scuola. “Abbiamo respinto gli assalitori per ben due volte”, racconta Giulia, una lungo di occupazione del collettivo d’istituto, visibilmente scossa dall’accaduto.
Cori nostalgici per il Duce risuonavano mentre bottiglie venivano lanciate in direzione dei ragazzi che difendevano il liceo. La scena, agghiacciante, ha lasciato il quartiere Balduina in uno stato di shock. Cittadini e passanti si sono fermati a osservare, increduli, mentre l’aria era satura di tensione.
Le forze dell’ordine, prontamente avvisate, sono arrivate sul posto per sedare la situazione. La testimonianza di un genitore, presente nei pressi della scuola, è emblematica: “Non credevo che cose del genere potessero succedere nella nostra Roma. È inaccettabile”. I residenti del quartiere stanno esprimendo preoccupazione per la sicurezza, chiedendosi quali provvedimenti verranno adottati per garantire la tranquillità.
L’occupazione del liceo Righi, iniziata come una protesta contro le politiche scolastiche, sembra ora diventata un campo di battaglia. Quelle mura storiche hanno visto ben altro, ma oggi la vita scolastica è stata stravolta. In un contesto in cui l’educazione dovrebbe avere la precedenza, si rischia di vedere degenerare quel momento di mobilitazione in scontri sempre più violenti.
E ora, mentre il fermento giovanile si scontra con gli estremismi, i romani si chiedono: cosa sta succedendo veramente nelle loro scuole? E quali sono i confini tra protesta e violenza? La riflessione resta aperta.