«È una vergogna, non possiamo permettere che i nostri figli crescano in un sistema precario». Queste le parole cariche di emozione di una mamma che assiste impotente al caos nelle scuole romane. Nelle ultime settimane, il dibattito sulla precarietà del mondo dell’istruzione è tornato a infiammarsi. I genitori, stanchi, chiedono a gran voce stabilità e sicurezza per i loro figli.
Nel cuore del quartiere San Giovanni, le aule di asili e scuole materne sono sempre più affollate. Gli educatori, spesso assunti con contratti a termine, vivono nell’incertezza. «Ogni anno è una roulette russa», racconta Marco, educatore da sei anni. La sua storia è quella di molti colleghi, un viaggio tra promesse mancate e speranze deluse.
La recente notizia delle 1751 assunzioni a tempo indeterminato tra educatori e insegnanti è stata accolta con una ventata di ottimismo. Ma per molti resta un miraggio. «Siamo solo una parte della soluzione», continua Marco, «e le assunzioni non bastano a sanare anni di precarietà». Le nuove politiche sembrano promettere un cambiamento, ma l’ombra del passato continua a pesare.
A Trastevere, i genitori sono in mobilitazione. Il sit-in di protesta attirava ieri decine di famiglie, tutte unite da un obiettivo comune: chiedere un’istruzione migliore. «Non è solo una questione lavorativa, ma di diritto», dichiarano in coro. E chi passa di lì, tra le strade acciottolate del vivace quartiere, non può fare a meno di fermarsi.
Ma cosa ne sarà del futuro della scuola a Roma? I prossimi mesi potrebbero essere decisivi. All’orizzonte ci sono nuove elezioni e un panorama politico che, per ora, sembra promettere una ventata di rinnovamento. Ma i cittadini sono scettici. Le critiche non mancano e sui social si innescano veri e propri dibattiti. «Speriamo che questa volta non sia solo fumo negli occhi», scrive un utente su Twitter.
La lotta per il diritto alla stabilità continua, con genitori e educatori pronti a far sentire la propria voce. Ma la grande domanda è: basterà per portare un cambiamento tangibile? I segnali ci sono, ma l’ansia e la frustrazione nei volti di chi vive quotidianamente la precarietà raccontano di una battaglia che è solo all’inizio.