ROMA E DINTORNI

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Capocotta, caos tra i naturisti: chiuso il stabilimento, scoppia la protesta!

I bagnanti di Capocotta non hanno tregua. “Siamo alla mercé dei guardoni”, è l’allarme lanciato da Lorenza Spadini, presidente dell’Associazione naturista Oasi di Capocotta. Questa spiaggia, un angolo di libertà nel caos romano, è tornata sotto i riflettori per una ragione ben lontana dalla convivialità estiva.

Mentre il sole picchia forte sui corpi abbronzati, il cantiere nei pressi dello stabilimento regala un’atmosfera surreale. Qualcosa di sinistro si nasconde tra i ferri e le reti metalliche. Non si tratta solo di lavori in corso: il transito di personale vicino ai naturisti ha acceso preoccupazioni e tensioni. “Siamo qui per goderci la libertà, non per essere osservati”, continua Lorenza, con il tono carico di indignazione.

La zona è storicamente conosciuta per la sua fruibilità e la libertà di espressione, ma l’inerzia delle istituzioni lascia i bagnanti in balia di situazioni imbarazzanti e pericolose. Non è solo un problema di privacy; è una questione di rispetto. Ogni anno, centinaia di naturisti si rifugiano in questo angolo di mare, ma ora corre il rischio di diventare un teatro di voyeurismo.

Le voci si alzano nelle conversazioni sulle sdraio, di chi come Marco, pensionato romano, commenta: “Non è giusto. Veniamo qui per stare in pace, non per essere spiati.” Eppure, il cantiere, simbolo di promesse non mantenute, continua a incombere sull’area, senza che le autorità locali sembrino preoccuparsi dei diritti degli utenti.

Dietro le critiche, si cela una richiesta di attenzione e rispetto. I frequentatori fanno sentire la loro voce, sperando che qualcuno prenda in mano la situazione. La loro resistenza alla mercificazione di un luogo che dovrebbe essere sacro si scontra con l’inefficienza della burocrazia. Quanto tempo ancora dovranno attendere prima che le autorità ascoltino le loro istanze? In un’estate che si preannuncia torrida, i naturisti di Capocotta si trovano di fronte a una nuova battaglia: quella per la loro libertà e dignità.

Il futuro di Capocotta è appeso a un filo. Riuscirà la comunità naturista a riappropriarsi del proprio spazio? O il rumore dei lavori oscurerà per sempre il canto del mare?

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