ROMA E DINTORNI

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Paolo Calabresi shock: ‘Fleming è un quartiere maleducato, penso di andarmene da Roma!’

«Roma non è più quella di una volta, e chi vive qui lo sa bene». Le parole di Paolo Calabresi, attore e regista, risuonano come un grido di allerta tra le vie del Fleming, quartiere che tanto amato e odiato ha attirato l’attenzione mediatico. Un’area che, secondo Calabresi, sta perdendo la sua anima e il suo spirito accogliente.

Passeggiando tra le vie alberate, le storie di chi abita qui diventano sempre più cupe. La maleducazione, il nervosismo, l’inciviltà sembrano aver preso piede. «Un quartiere maleducato» continua Calabresi, lasciando intendere che il deterioramento dei rapporti tra vicini è un problema crescente. Da Porta di Roma a Corso Francia, la frustrazione è palpabile: i negozi chiudono, le strade si svuotano e la convivialità diventa un miraggio.

Ma cosa è successo al Fleming? Simboli di un’epoca d’oro, come l’ex Cinema Azzurro, ora ridotto a un rudere, raccontano di un passato che non torna. Gli anziani nei parchi raccontano aneddoti di quartieri animati, mentre i giovani si lamentano di essere schiacciati dalla mancanza di opportunità. «Quando ero piccolo, giocavamo in strada fino a tardi» ricorda un residente, con gli occhi velati di nostalgia.

Eppure, nel cuore del Fleming, ci sono anche segnali di resistenza. Dalla nuova apertura di caffè letterari all’arrivo di street artist, c’è chi cerca di far rivivere la comunità. E così, mentre il dibattito si infittisce sulle reali condizioni del quartiere, cresce anche la domanda: la speranza è capace di resistere alla maleducazione e al degrado? E se sì, quale sarà il prezzo da pagare per ritrovare quell’umanità fatta di sorrisi e scambi tra vicini? La risposta non è ancora chiara e, mentre il sole tramonta su Roma, si avverte il respiro di una città che attende, ansiosa, il ritorno alla sua vera identità.

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