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Addio a Susy, la scimpanzé del Bioparco: un vuoto incolmabile per i primati di Roma

Di Italo Lauro30 Giugno 2026 - 10:092 mesi fa 2 min di lettura
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Addio a Susy, la scimpanzé del Bioparco: un vuoto incolmabile per i primati di Roma

La comunità del Bioparco di Roma è in lutto per la perdita di Susy, una scimpanzé che ha animato il parco per quasi cinquant’anni. La tragica notizia è stata accolta con grande commozione: Susy è morta, probabilmente a causa di un infarto improvviso. Con il suo decesso, il Bioparco non solo perde un animale, ma una vera e propria icona e pacificatrice all’interno del suo gruppo sociale.

Arrivata a Roma nel 1995, Susy era stata salvata da un sequestro delle Forze dell’Ordine. Le sue origini, mai completamente chiarite, la rendevano ancora più affascinante. Giá dalla sua introduzione nel nuovo ambiente, si era affermata come una figura chiave per mantenere l’equilibrio sociale fra i compagni di recinto, Edy, Pippi e Bingo, che trovavano in lei una guida sicura e carismatica. Secondo quanto scritto dalla presidente del Bioparco, la sua scomparsa «lascia un vuoto enorme», evidenziando il legame speciale tra Susy e i suoi compagni.

I primi segni del suo decesso sono stati notati dai curatori del Bioparco, che hanno subito attivato i protocolli di emergenza. Tuttavia, la situazione si è rivelata critica, portando alla triste conclusione. Questo evento drammatico ha scosso non solo la struttura, ma anche la comunità di appassionati e visitatori che seguivano la vita di Susy con affetto.

Susy: la vita di una scimpanzé in cattività

Nel contesto della sua lunga vita in cattività, Susy diventa simbolo delle sfide etiche connesse alla detenzione degli animali. Affrontando le complesse dinamiche sociali all’interno dei gruppi di scimmie, la sua storia invita a riflettere sul benessere degli animali in cattività, specialmente per specie sociali come gli scimpanzé. La sua bravura nel mantenere l’armonia tra i membri del proprio gruppo dimostra quanto sia cruciale il ruolo degli esemplari più anziani per la vita collettiva.

In questo caso, la figura di Susy assume un significato ancora più profondo, poiché rappresenta la lotta di molti animali costretti a vivere al di fuori del loro habitat naturale. La sua vicenda spinge a una(riflessione sull’etica del mantenere animali in cattività e sulla loro capacità di adattamento e relazionarsi in un contesto non naturale. Mentre la comunità del Bioparco di Roma si stringe attorno alla memoria di Susy, ci domandiamo: siamo davvero pronti a rivedere le nostre pratiche e valori legati alla vita degli animali nei zoo e nei parchi? Cosa possiamo fare per garantire un futuro migliore a tutte le specie che vivono in cattività? Questi sono interrogativi che resteranno nella memoria collettiva, offrendoci l’opportunità di rivedere le nostre scelte in merito alla conservazione e al benessere animale.