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Nuovo attacco hacker alla Sapienza: esposte chat e dati degli utenti

Nuovo attacco hacker alla Sapienza: esposte chat e dati degli utenti

Un nuovo attacco hacker riporta la sicurezza digitale della Sapienza al centro dell’attenzione. Questa volta, secondo le prime informazioni disponibili, nel mirino sarebbe finita ChatMinerva, una piattaforma di intelligenza artificiale utilizzata dagli utenti dell’ateneo, con il possibile coinvolgimento di dati personali, indirizzi email e conversazioni.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, sono stati informati il Garante per la protezione dei dati personali e la Polizia Postale. Si tratta di un passaggio che segnala la delicatezza del caso, ma non equivale ancora alla conclusione degli accertamenti: modalità dell’attacco, ampiezza dell’accesso e reale quantità di informazioni consultate dovranno essere chiarite.

Il punto non è soltanto capire chi sia entrato nei sistemi. «La domanda decisiva è quali dati siano stati realmente visti, copiati o utilizzati». Quando una piattaforma di intelligenza artificiale conserva conversazioni, richieste e identificativi degli utenti, la protezione non riguarda più soltanto il funzionamento tecnico del servizio: riguarda la riservatezza delle persone che lo utilizzano.

Le conversazioni con un sistema di AI possono contenere domande di studio, informazioni personali, riferimenti a problemi familiari o sanitari, oltre a contenuti che l’utente non immagina possano uscire dal perimetro della piattaforma. Per questo, anche in assenza di elementi che dimostrino un uso illecito dei dati, l’esposizione potenziale rappresenta già un problema da valutare con attenzione.

La vicenda apre anche un interrogativo sulla gestione delle piattaforme sperimentali o innovative dentro le istituzioni pubbliche. L’intelligenza artificiale viene presentata come uno strumento per semplificare l’accesso ai servizi e sostenere studenti e utenti. Ma ogni nuova funzione digitale porta con sé una responsabilità: spiegare quali dati vengono raccolti, per quanto tempo vengono conservati, chi può accedervi e come vengono protetti.

Cosa sappiamo della violazione alla Sapienza

Il dato riferito è un nuovo attacco hacker ai sistemi collegati alla Sapienza, con il coinvolgimento della piattaforma ChatMinerva. Le informazioni indicate come esposte comprendono dati personali, indirizzi email e conversazioni degli utenti. Il Garante della Privacy e la Polizia Postale risultano informati, mentre gli accertamenti dovranno stabilire l’esatta dinamica dell’intrusione e l’eventuale ampiezza della violazione.

Restano quindi da confermare diversi aspetti: il numero degli utenti interessati, il periodo in cui i dati sarebbero rimasti accessibili, la natura delle informazioni effettivamente sottratte e l’eventuale presenza di dati particolarmente sensibili. Fino a quando questi elementi non saranno verificati, è importante non trasformare l’ipotesi di esposizione in una certezza più ampia di quanto noto.

Il caso, però, pone una questione che va oltre la singola piattaforma. La sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo un’incursione, con comunicazioni e verifiche a posteriori. Servono controlli preventivi, sistemi di monitoraggio, procedure chiare per limitare gli accessi e informazioni tempestive per gli utenti coinvolti. Se una persona affida una conversazione a un servizio universitario, deve sapere con quale livello di protezione lo sta facendo.

Ora saranno le indagini e le verifiche tecniche a stabilire responsabilità e conseguenze. Ma la domanda resta aperta: quante altre piattaforme usate ogni giorno raccolgono dati senza che gli utenti conoscano davvero il rischio a cui li stanno esponendo?

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