In una Roma che corre, devia e spesso dimentica, fermarsi ad ascoltare è già un gesto civile. Stasera e domani al Teatro Olimpico Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla portano in scena “E morte non avrà dominio”, una ballad opera costruita su quindici brani inediti e sull’omaggio a Dylan Thomas.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il progetto mette al centro il rapporto tra musica, parola e memoria. Non è soltanto un appuntamento per appassionati: è una scelta artistica che rivendica alla cultura un ruolo pubblico, proprio mentre la città si interroga su quale identità darsi tra trasformazioni urbane, problemi di vivibilità e nuove tensioni sulla sicurezza.
Il riferimento a Thomas non è un semplice esercizio letterario. “E morte non avrà dominio” è una frase che resiste alla rassegnazione: la memoria, se viene pronunciata e condivisa, può ancora opporsi alla cancellazione. Capossela e Capovilla sembrano partire da qui, dalla convinzione che una canzone non debba limitarsi a intrattenere, ma possa custodire ferite, domande e conflitti.
La scelta della ballad opera suggerisce inoltre un’idea precisa di spettacolo: non una successione di brani isolati, ma un racconto musicale in cui voce, teatro e parole cercano una forma comune. In tempi dominati dalla velocità dei contenuti e dalla reazione immediata, costruire un’opera attorno all’ascolto è quasi una provocazione. La domanda, allora, non è se Roma abbia ancora bisogno di cultura, ma se sappia ancora riconoscerne il valore quando non offre risposte facili.
Il Teatro Olimpico diventa così più di una cornice. È uno spazio nel quale la città può misurare la propria capacità di stare insieme attorno a una storia, anche quando quella storia parla di morte, resistenza e memoria. Perché una capitale non si definisce soltanto dai cantieri, dalle strade liberate o dagli eventi che riempiono il calendario: si definisce anche dalle parole che decide di non lasciare cadere.
La cultura come spazio civile nella Roma che cambia
Roma vive una contraddizione evidente: investe nella valorizzazione dei suoi luoghi e nella proposta culturale, ma fatica ancora a trasformare questi appuntamenti in una politica stabile della città. Un teatro pieno per due sere è importante, ma non basta se la cultura resta confinata all’evento e non diventa accesso, educazione, confronto e presenza quotidiana nei quartieri.
La lezione di “E morte non avrà dominio”, per quanto emerge dalle informazioni disponibili, sta proprio nella centralità della parola. In una fase in cui il dibattito pubblico tende a ridursi a slogan e contrapposizioni, ascoltare quindici brani inediti e un omaggio a Dylan Thomas significa accettare tempi più lenti e domande meno comode. È questo il punto: Roma vuole soltanto spettacoli da consumare o luoghi capaci di restituirle memoria e coscienza?
Capossela e Capovilla non possono risolvere i problemi della capitale, né uno spettacolo può sostituire le responsabilità delle istituzioni. Possono però ricordare che una città senza memoria diventa soltanto un percorso da attraversare. E forse, in una Roma che cerca continuamente di rifarsi il volto, la sfida più urgente è capire quali parole non vogliamo perdere.
