La Cronaca di Roma
News

Affitti brevi a Roma, il boom lascia il centro e punta alle periferie

Affitti brevi a Roma, il boom lascia il centro e punta alle periferie

Il turismo a Roma non sembra fermarsi: cambia indirizzo. Se nel centro storico i posti letto destinati ai visitatori avrebbero già superato il numero dei residenti, la nuova corsa degli affitti brevi guarda soprattutto a Centocelle, Ostia e agli altri quartieri periferici.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, nelle periferie le notti prenotate sono aumentate del 193%, mentre gli affitti lunghi avrebbero registrato una crescita del 29%. Numeri che raccontano una trasformazione importante, ma che vanno letti con cautela: il periodo di riferimento e la metodologia completa non sono indicati nello spunto disponibile e il dato, da solo, non dimostra che ogni aumento turistico si traduca automaticamente in una crisi abitativa.

La domanda, però, resta difficile da evitare: il turismo sta davvero distribuendo ricchezza in modo più ampio oppure sta semplicemente spostando la pressione dove i residenti hanno meno strumenti per difendersi?

Per anni il dibattito sugli affitti brevi a Roma è rimasto concentrato sul centro storico, tra appartamenti trasformati in alloggi turistici, negozi rivolti ai visitatori e residenti costretti a cercare casa altrove. Ora il fenomeno sembra allargarsi. Centocelle e Ostia possono offrire prezzi ancora più accessibili rispetto alle aree monumentali, collegamenti utili e un’esperienza percepita come meno standardizzata.

È il volto della Roma che il turista cerca dopo aver visto Colosseo, Fontana di Trevi e piazza Navona: quartieri vissuti, mercati, lungomare, ristorazione locale. Ma l’interesse dei visitatori può diventare rapidamente concorrenza per chi in quei quartieri vive tutto l’anno. «Chi può ancora permettersi di vivere qui?», è la domanda che rischia di accompagnare ogni nuovo investimento immobiliare, soprattutto se la disponibilità di case in affitto stabile diminuisce.

Il dato sugli affitti lunghi in crescita, fino al 29% secondo la fonte, introduce tuttavia una contraddizione. Non è detto che breve e lungo periodo siano sempre in conflitto: in alcune zone possono crescere insieme perché aumentano domanda, servizi e valore percepito del quartiere. Ma senza informazioni più dettagliate su canoni, numero degli immobili e durata effettiva dei contratti, è da confermare se questa crescita rappresenti un reale sollievo per le famiglie o soltanto un mercato più dinamico e più costoso.

Il nodo è politico prima ancora che turistico. Roma deve scegliere se lasciare che la trasformazione dei quartieri venga guidata soltanto dalla redditività degli immobili oppure se fissare regole capaci di proteggere il diritto alla residenza. Controlli, registrazione degli alloggi, rispetto delle norme fiscali e disponibilità di dati aggiornati sono strumenti essenziali per capire dove il fenomeno produca opportunità e dove, invece, sottragga case al mercato ordinario.

Una stretta generalizzata rischierebbe di colpire anche piccoli proprietari e attività regolari. L’assenza di controlli, al contrario, potrebbe favorire una crescita disordinata, con più pressione sui canoni e quartieri trasformati in destinazioni turistiche senza una vera pianificazione. La distinzione decisiva non è quindi tra turismo buono e turismo cattivo, ma tra sviluppo governato e rendita senza limiti.

Dove si sposta il turismo: Centocelle, Ostia e periferie

Centocelle può diventare una delle aree più osservate perché unisce collegamenti con il centro, una forte identità commerciale e una vita di quartiere già consolidata. L’aumento delle prenotazioni potrebbe sostenere ristoranti, servizi e attività locali, ma anche cambiare la composizione della domanda abitativa. Senza dati sui canoni e sugli appartamenti sottratti agli affitti residenziali, l’effetto finale resta da verificare.

Ostia presenta una dinamica diversa: il mare, la stagionalità e la distanza dal centro possono attirare visitatori interessati a soggiorni più lunghi o a un rapporto diverso con la città. Qui la sfida sarà capire se il turismo produca lavoro e servizi durante tutto l’anno o se concentri vantaggi e presenze nei periodi di maggiore afflusso, lasciando ai residenti i costi della trasformazione.

La periferia, insomma, non è più soltanto una conseguenza del caro-centro: può diventare una nuova destinazione. Ma se il mercato degli affitti brevi continuerà a crescere più rapidamente dei controlli e delle politiche abitative, la domanda non sarà più soltanto dove dormono i turisti. Sarà chi riuscirà ancora a vivere nei quartieri che stanno diventando attrattivi?

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →