Oggi e domani a Roma il congresso annuale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) Lazio riunisce al centro congressi dell’Inmi Spallanzani Irccs il mondo dell’infettivologia per due giornate dedicate all’evoluzione delle malattie infettive, all’aggiornamento e alla condivisione delle conoscenze e delle esperienze. L’edizione di quest’anno “non rappresenta soltanto un appuntamento scientifico, ma anche un tributo alla storia delle malattie infettive nella Regione Lazio. Il congresso coincide infatti con i 90 anni dello Spallanzani, una realtà che ha rappresentato un punto di riferimento nella lotta alle epidemie e che aprirà le proprie porte per ospitare i lavori congressuali”, sottolinea la nota della Simit.
Il tema dell’evoluzione attraversa idealmente l’intero appuntamento. “Guardare alla storia di quasi un secolo significa osservare come le malattie infettive siano cambiate nel tempo, non soltanto in relazione alle cure disponibili, ma anche in rapporto alle condizioni sociali e materiali della popolazione – spiega Enrico Girardi, direttore scientifico dell’Irccs Spallanzani e componente Simit-. Cento anni fa, a Roma, malaria e tubercolosi rappresentavano una parte importante del quadro delle malattie infettive, mentre si erano verificati da poco gli ultimi episodi di colera. Oggi il quadro è profondamente diverso, ma questo non significa che le malattie infettive siano scomparse. Negli anni Settanta, grazie ai vaccini, all’igiene e agli antibiotici, si era arrivati a pensare che le malattie infettive potessero essere ormai sconfitte. L’Aids e, più recentemente, il Covid hanno invece dimostrato come queste patologie possano modificarsi e riemergere nel corso degli anni. Le malattie infettive cambiano più rapidamente rispetto ad altre patologie, ma continuano a essere presenti. Anche la diminuzione delle vaccinazioni può favorire la riemersione di malattie che sembravano sotto controllo, come hanno dimostrato i recenti casi di morbillo”.
Il congresso guarda quindi al futuro partendo dalla consapevolezza che, nonostante il mondo sia cambiato in modo drastico, le malattie infettive non sono scomparse: si sono modificate. Da qui la necessità di un’infettivologia capace di innovare e di aggiornarsi, affrontando tutte le principali branche della disciplina, dall’Hiv alle epatiti, dalle infezioni alle patologie che interessano i contesti di fragilità e le popolazioni migranti. Tra i temi al centro dei lavori vi saranno le strategie contro le resistenze batteriche, le nuove frontiere dell’immunizzazione e il controllo delle infezioni ospedaliere, insieme alle questioni legate alla diagnostica e alla terapia. Attenzione sarà dedicata anche alla riemergenza delle infezioni sessualmente trasmesse e alla necessità di sviluppare un approccio preventivo complessivo.
“La prevenzione, infatti, non può essere considerata esclusivamente in relazione alla singola malattia, ma deve guardare al fenomeno nel suo insieme, mettendo in relazione HIV, epatiti e infezioni sessualmente trasmesse – continua Girardi -. In questa prospettiva, l’infettivologia è chiamata a uscire dagli ambulatori e a rafforzare il rapporto con la medicina del territorio e con i consultori, entrando anche nei programmi di educazione sanitaria già operanti nelle scuole. Il confronto con gli studenti delle scuole superiori rappresenta un’occasione importante per affrontare temi dei quali, secondo quanto emerso anche negli eventi aperti alle scuole, non vi è ancora una sufficiente abitudine a parlare. Portare questi argomenti nei percorsi di educazione alla salute e di promozione di stili di vita corretti significa quindi intervenire sulla prevenzione prima ancora che sulla malattia. È un cambiamento che richiede un rapporto sempre più stretto tra l’infettivologia e le altre branche della medicina, attraverso il confronto con i colleghi e la presenza nei consultori e negli altri contesti del territorio. Un percorso che deve essere programmatico e sistematico, e non episodico”.
I dati più recenti disponibili confermano l’importanza di questo impegno. Nel 2024, nel Lazio, sono state registrate 361 nuove diagnosi di HIV, rispetto alle 348 del 2023, con un aumento di 13 casi, pari a circa il 3,7%. Dei nuovi casi rilevati, 238 riguardano cittadini italiani, pari al 65,9% del totale, mentre 123 interessano cittadini stranieri, corrispondenti al 34,1%. Il Lazio si conferma tra le Regioni italiane con la più alta incidenza di nuove diagnosi di HIV, insieme a Toscana ed Emilia-Romagna, con un tasso superiore a 4,5 casi ogni 100.000 residenti. I dati, riferiti al 2024 e contenuti nel rapporto del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato nel 2025, evidenziano l’importanza di promuovere la prevenzione, l’informazione e l’accesso ai test per l’Hiv, strumenti fondamentali per favorire una diagnosi tempestiva e l’avvio precoce delle terapie.
Il ruolo dell’Inmi Spallanzani si inserisce in questo percorso anche attraverso la necessità di intervenire con strumenti e approcci nuovi nella prevenzione. Il Congresso diventa così un momento di confronto non soltanto tra discipline, ma anche tra generazioni. «L’anima di questa edizione è infatti il dialogo tra l’esperienza dei prestigiosi infettivologi del Lazio e la spinta innovativa dei giovani infettivologi – sottolinea Gianpiero D’Offizi, responsabile della UOC Malattie Infettive Epatologia dell’Spallanzani e oresidente della Simit Lazio -. È un passaggio di consegna tra il vecchio e il nuovo mondo dell’infettivologia, nel quale l’esperienza maturata nel corso della storia può diventare il punto di partenza per la ricerca e per le nuove strategie di domani. Il congresso Simit Lazio 2026 si propone quindi come uno spazio di evoluzione, aggiornamento e condivisione, nel quale guardare alla storia per comprendere il presente e costruire il futuro della lotta alle malattie infettive nella Regione Lazio e non solo».
