L’omicidio di via Attilio Hortis ha ora un nome e un volto: la vittima è Bayrem Dhawadi, un ventenne tunisino. L’identificazione attraverso le impronte digitali consente di dare un primo punto fermo a un’indagine che deve ancora chiarire dinamica, movente e responsabilità dell’accoltellamento.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il giovane sarebbe stato riconosciuto grazie ai rilievi dattiloscopici. A suo carico risultavano precedenti per spaccio, un elemento che può rientrare nel quadro investigativo ma che non spiega, da solo, le circostanze della morte e non autorizza collegamenti automatici con l’aggressione.
Il delitto è avvenuto nel quadrante est della Capitale, in un’area dove la percezione di insicurezza resta alta e dove le forze dell’ordine sono chiamate a ricostruire con precisione reti, frequentazioni e possibili contrasti. Il punto, ora, è uno: «chi ha ucciso Bayrem Dhawadi e perché?»
Tra gli elementi riferiti c’è anche il possibile collegamento temporale con altri episodi registrati dopo lo sgombero di via Tallone. La notizia parla di una terza vittima nel quadrante est, ma il nesso tra i diversi casi dovrà essere verificato dagli investigatori: al momento non è possibile trasformare una successione di eventi in una causa comune.
Le indagini dovranno concentrarsi sui rilievi raccolti in via Attilio Hortis, sulle immagini eventualmente disponibili e sulle testimonianze. Non risultano, negli elementi forniti, arresti o responsabilità già accertate. Ogni eventuale ipotesi dovrà quindi restare distinta dai fatti verificati, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Cosa sappiamo finora sull’omicidio di via Attilio Hortis
Il dato accertato è l’identificazione della vittima: Bayrem Dhawadi, vent’anni, cittadino tunisino. La procedura è avvenuta attraverso le impronte digitali. È inoltre riferita la presenza di precedenti per spaccio, informazione utile a descrivere il contesto personale del giovane ma non sufficiente a stabilire il movente o a individuare un responsabile.
Restano da chiarire la sequenza dell’aggressione, il numero delle persone coinvolte, l’eventuale presenza di un legame tra vittima e aggressore e il significato da attribuire agli altri episodi citati nel quadrante est. Finché questi passaggi non saranno documentati, parlare di una serie collegata sarebbe prematuro. La domanda per Roma non è soltanto quante vittime ci siano state, ma se le istituzioni riusciranno a ricostruire ogni caso senza lasciare zone d’ombra.
