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Casa a Roma, a 32 anni vivere da soli è ancora un lusso

Casa a Roma, a 32 anni vivere da soli è ancora un lusso

Comprare casa a Roma con il proprio stipendio è diventato, per molti, un progetto che si ferma davanti alla banca. Non basta lavorare, risparmiare e avere un reddito: sempre più spesso serve l’aiuto della famiglia, proprio per conquistare quell’autonomia che dovrebbe segnare l’età adulta.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, una donna di 32 anni ha raccontato di vivere ancora con i genitori mentre cerca di acquistare un’abitazione. La sua frase restituisce il peso concreto del problema: «È paradossale: per lasciare casa dei miei, devo chiedere aiuto a loro. A 32 anni con le mie sole forze non posso farcela».

Non è soltanto una questione di desideri rimandati. L’accesso al credito, il valore degli immobili, le garanzie richieste e la distanza tra stipendi e prezzi costruiscono una barriera difficile da superare per chi non può contare su un anticipo già disponibile o su una famiglia pronta a intervenire.

Il punto più delicato è proprio questo: l’autonomia non dipende più soltanto dall’impegno individuale. Può dipendere dal patrimonio dei genitori, dalla possibilità di offrire una garanzia, dall’aiuto per il mutuo o dalla disponibilità di un’abitazione familiare. Chi parte senza queste condizioni rischia di restare escluso, anche quando ha un lavoro e un progetto di vita chiaro.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Silvia Paoluzzi, segretaria nazionale dell’Unione Inquilini, ha definito quella abitativa una crisi che riguarda l’intera Europa e ha richiamato la necessità di una mobilitazione delle capitali. Il suo intervento sposta il fuoco dalla vicenda personale alla responsabilità pubblica: se il problema è strutturale, non può essere lasciato alla sola capacità di adattamento delle famiglie.

A Roma la pressione è particolarmente visibile perché la domanda si concentra in una città dove abitare significa anche poter raggiungere il lavoro, studiare, assistere i familiari e restare dentro la propria rete sociale. Quando comprare diventa irraggiungibile e l’affitto assorbe una quota troppo alta del reddito, molte persone rinviano la convivenza, la genitorialità o il trasferimento in un’altra zona.

La conseguenza non riguarda soltanto i giovani. Una città che espelle chi ha redditi ordinari perde residenti stabili e si divide tra chi possiede un patrimonio e chi è costretto a pagare per rimanere. Nel frattempo, il sostegno familiare diventa una sorta di welfare privato: fondamentale per alcuni, del tutto assente per altri.

Roma e le altre capitali europee: quanto costa diventare autonomi

Il confronto con le altre capitali europee non può ridursi a una gara sui prezzi degli immobili. Ogni città ha salari, regole sugli affitti, trasporti, servizi e forme diverse di sostegno pubblico. Il dato comune, però, è la difficoltà di tenere insieme redditi e costo dell’abitare, soprattutto per chi entra nel mercato senza un capitale iniziale.

In alcune realtà il problema viene affrontato con un’offerta più ampia di edilizia sociale, con contratti di locazione maggiormente regolati o con strumenti pubblici destinati a chi non riesce ad acquistare. Altrove, invece, l’aiuto resta affidato soprattutto alla famiglia. Roma può discutere di incentivi e garanzie, ma senza aumentare l’offerta di abitazioni accessibili il rischio è spostare il problema, non risolverlo.

La domanda allora diventa politica, prima ancora che immobiliare: una persona che lavora dovrebbe poter costruire la propria indipendenza senza dover dimostrare di avere già una famiglia proprietaria alle spalle? Se la risposta resta negativa, il problema non è il singolo che “non si organizza abbastanza”, ma una città che sta rendendo l’autonomia un privilegio.

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