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Caso Kaufman, la Corte dice no alla nuova perizia psichiatrica

Caso Kaufman, la Corte dice no alla nuova perizia psichiatrica

La Corte d’Assise ha respinto la richiesta della difesa di una nuova perizia psichiatrica per Kaufman, imputato per la morte della compagna e della figlia nel parco di Villa Pamphilj. È una decisione che incide sul percorso del processo, ma non anticipa in alcun modo il giudizio sulle responsabilità penali.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, i giudici non hanno disposto un ulteriore esame sulle condizioni psichiche dell’imputato. Le motivazioni complete della decisione, per quanto disponibili, saranno decisive per capire su quali valutazioni la Corte abbia fondato il rigetto e quale peso abbia attribuito agli accertamenti già acquisiti.

Il punto centrale è la distinzione tra la capacità dell’imputato di partecipare coscientemente al processo e la sua eventuale capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Sono profili diversi, che possono avere conseguenze processuali rilevanti ma che non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza.

Nel procedimento restano quindi da separare gli elementi già sottoposti alla valutazione dei giudici dalle ricostruzioni investigative e dalle contestazioni della difesa. L’accusa riguarda un duplice omicidio, ma la responsabilità dell’imputato dovrà essere accertata nel processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Cosa sappiamo del processo Kaufman e cosa resta da chiarire

Il dato confermato è il rigetto della nuova perizia psichiatrica richiesta dalla difesa. Non è invece possibile, sulla base delle informazioni disponibili, ricostruire in modo completo le motivazioni della Corte né stabilire se la decisione chiuda definitivamente ogni questione legata agli accertamenti psichiatrici: eventuali ulteriori iniziative processuali dovranno essere verificate negli atti e nelle prossime udienze.

Restano da chiarire anche i passaggi successivi del procedimento, il calendario delle udienze e il modo in cui la Corte valuterà il materiale già raccolto. In un caso segnato dalla morte di una donna e di una bambina, la richiesta di una nuova valutazione psichiatrica non può essere letta come una scorciatoia narrativa: è un tema tecnico, da esaminare alla luce delle regole processuali e delle perizie già svolte.

La decisione riporta così il dibattito al suo punto essenziale: non la ricerca di una sentenza anticipata, ma la verifica rigorosa delle prove e delle condizioni dell’imputato. Per le famiglie e per la comunità, il processo dovrà offrire risposte comprensibili senza trasformare il dolore in spettacolo.

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