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Don Coluccia minacciato al Quarticciolo: la legalità è sola?

Don Coluccia minacciato al Quarticciolo: la legalità è sola?

Quando un sacerdote impegnato contro lo spaccio viene accerchiato e minacciato durante una “passeggiata per la legalità”, il problema non riguarda soltanto ciò che è accaduto in strada. Riguarda anche la domanda più scomoda: quanto è davvero presente lo Stato nelle periferie di Roma?

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, al Quarticciolo tre persone sono state denunciate dopo l’episodio che ha coinvolto don Antonio Coluccia. Il sacerdote si trovava nel quartiere insieme ad Andrea Stroppa, indicato nelle ricostruzioni come referente in Italia di Elon Musk, quando sarebbe stato circondato, insultato e minacciato da un gruppo di persone.

La dinamica precisa resta da chiarire in ogni suo passaggio. Le fonti collocano l’episodio nella giornata di sabato, con indicazioni diverse sull’orario: un dettaglio che dovrà essere definito dagli accertamenti. Il dato giudiziario, invece, è quello delle tre denunce, mentre non risultano ulteriori elementi sufficienti per trasformare l’accaduto in una ricostruzione più ampia di quanto già verificato.

La formula “passeggiata per la legalità” non è un semplice slogan. È il tentativo di riportare nello spazio pubblico una presenza civile, visibile, là dove criminalità e degrado rischiano di diventare la normalità percepita. Ma proprio per questo espone chi la compie: un presidio simbolico può avere un valore forte, senza però sostituire il lavoro quotidiano di polizia, carabinieri, servizi sociali, scuole e amministrazione.

Il Quarticciolo non può essere ridotto alla caricatura di un quartiere senza regole. Dentro territori fragili vivono persone che chiedono sicurezza, manutenzione, opportunità e rispetto. Confondere una parte del problema con l’intera comunità significa fare un regalo al degrado: si alimenta lo stigma, mentre si perde di vista chi ogni giorno prova a tenere aperti negozi, relazioni e spazi di convivenza.

Al tempo stesso, sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare le minacce. Se chi denuncia lo spaccio o porta una presenza pubblica in una zona difficile viene lasciato solo, il messaggio che passa è devastante. Non serve soltanto intervenire dopo l’episodio: serve rendere credibile la protezione dei presìdi civici prima che si trasformino in bersagli.

Cosa sappiamo dell’accaduto al Quarticciolo

Le ricostruzioni disponibili riferiscono di un accerchiamento ai danni di don Coluccia, seguito da insulti e minacce. Con lui c’era Andrea Stroppa. Le tre persone denunciate dovranno essere valutate nell’ambito degli accertamenti: una denuncia non equivale a una condanna e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.

Restano da verificare ulteriori dettagli sulla sequenza dei fatti, sulla composizione del gruppo e sull’eventuale presenza di altri elementi utili alle indagini. Per ora, il punto fermo è l’apertura di un fronte giudiziario e la necessità di ricostruire l’episodio senza amplificarlo né depotenziarlo.

La questione politica viene dopo, ma non può essere rimossa. Una periferia non si governa soltanto con operazioni straordinarie o dichiarazioni di fermezza. La sicurezza si misura anche nella continuità dei controlli, nella tutela di chi lavora sul territorio e nella capacità di offrire ai residenti alternative concrete alla paura e all’illegalità.

Don Coluccia continuerà a essere una figura esposta, proprio perché sceglie di stare in luoghi dove molti preferirebbero non guardare. La domanda, allora, non è soltanto chi abbia oltrepassato il limite al Quarticciolo, ma chi sarà disposto a garantire che quel limite non diventi la nuova normalità.

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