Roma, 5 ottobre 2026 – Il sindacato UGL Salute lancia l’allarme sulle dimissioni volontarie dei medici ospedalieri e sollecita misure urgenti per evitare che gli ospedali pubblici restino privi di professionisti.
Secondo l’analisi decennale sulla demografia del personale medico del Servizio sanitario nazionale realizzata dal Centro Studi Anaao Assomed e rilanciata da UGL Salute, nel 2025 si sono registrate 3.767 dimissioni volontarie di medici ospedalieri, a fronte di 2.876 pensionamenti. Le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto al 2024 e rappresentano il 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica.
Le richieste del sindacato
Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, definisce i numeri «un campanello d’allarme che non può più essere ignorato» e attribuisce l’esodo a fattori strutturali: turni pesanti, carichi di lavoro elevati, responsabilità crescenti, aggressioni, oneri burocratici e una valorizzazione economica ritenuta insufficiente rispetto alle responsabilità richieste. Secondo il sindacato, la vocazione dei professionisti non può giustificare condizioni lavorative che li spingono verso altre opportunità.
UGL Salute chiede alle istituzioni un piano strutturale per trattenere i professionisti nel SSN, con interventi su retribuzioni, organici, sicurezza e organizzazione del lavoro, puntando a rendere nuovamente attrattivo il servizio pubblico sia dal punto di vista professionale che economico.
«Difendere il SSN significa prima di tutto difendere chi ci lavora», conclude Giuliano nel comunicato, sottolineando che la perdita di medici comporta la perdita di competenze ed esperienza necessarie a garantire assistenza ai cittadini.
Il comunicato è firmato da Fabrizio Fabbri, responsabile comunicazione UGL Salute.
