Un colpo secco sulla carrozzeria, poi l’accusa: «Mi hai urtato la macchina, devi risarcirmi». È lo schema della cosiddetta truffa del sasso, tornata al centro di un episodio segnalato in zona Portuense, dove il tentativo di ottenere denaro da un’automobilista non sarebbe andato a buon fine.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma, la scena si sarebbe verificata intorno alle 19.30. Un uomo a bordo di un’auto bianca avrebbe lanciato un sasso contro la vettura della donna, simulando così il rumore e l’effetto di un contatto tra veicoli. Poco dopo sarebbe partita la contestazione: l’automobilista sarebbe stata accusata di aver provocato il danno e invitata a pagare un risarcimento immediato.
È proprio la rapidità della situazione a rappresentare il punto di forza di questo tipo di raggiro. Il rumore improvviso, la richiesta perentoria e la pressione a chiudere la questione sul posto possono spingere il conducente a consegnare denaro senza verificare davvero cosa sia accaduto. Nel caso di Portuense, tuttavia, il piano sarebbe fallito e l’automobilista non avrebbe ceduto alla richiesta.
La dinamica precisa, l’eventuale identificazione del responsabile e gli accertamenti delle forze dell’ordine sono da confermare. Resta però un elemento concreto per chi guida a Roma: davanti a un presunto incidente senza un urto chiaramente percepito, è importante non trasformare una contestazione improvvisa in un pagamento affrettato.
Come funziona la truffa del sasso e come difendersi
Lo schema si basa sulla simulazione di un incidente. Il sasso viene lanciato contro la carrozzeria mentre due auto sono in movimento o si trovano una accanto all’altra; il rumore può sembrare quello di uno specchietto o di una fiancata colpita. Il conducente dell’altra vettura può quindi sostenere che ci sia stato un contatto e chiedere una somma immediata, spesso facendo leva sulla paura di coinvolgere assicurazioni o forze dell’ordine.
In una situazione simile, la prima precauzione è fermarsi soltanto in un luogo sicuro e mantenere la distanza dall’altra persona. Non bisogna consegnare contanti né firmare accordi improvvisati. È utile fotografare le auto, le targhe, i danni e il luogo, annotare l’orario e cercare eventuali testimoni o telecamere. Se l’altra parte insiste, minaccia o tenta di impedire di andare via, occorre chiamare il 112; per la denuncia e la valutazione dei danni è poi opportuno contattare la propria compagnia assicurativa.
Un rumore non è la prova di un urto, così come una richiesta sicura di sé non dimostra la responsabilità dell’altro automobilista. La vera tutela, in casi del genere, è interrompere la pressione e riportare la vicenda su un terreno verificabile: immagini, testimonianze, rilievi e intervento delle autorità. Quanti automobilisti, davanti alla paura di una lite o di una spesa maggiore, riuscirebbero a fare la stessa cosa?
