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Processo Boccia-Sangiuliano, in aula i nomi che allargano il caso

Processo Boccia-Sangiuliano, in aula i nomi che allargano il caso

Il processo per stalking che coinvolge Maria Rosaria Boccia e l’ex ministro Gennaro Sangiuliano si prepara a entrare in una fase più ampia, con testimoni legati ai vertici della politica, della Rai e dell’informazione. Ma la stessa decisione della giudice segna anche un confine: non tutto ciò che ha alimentato il caso mediatico entrerà automaticamente nell’aula di tribunale.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, sono stati ammessi tra i testimoni Alessandro Giuli, successore di Sangiuliano al ministero della Cultura, Sigfrido Ranucci, già conduttore di Report, l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi e Arianna Meloni. La richiesta, presentata dall’ex ministro, è stata accolta nell’ambito del procedimento per stalking.

La presenza di questi nomi porta nel processo figure che possono avere avuto rapporti istituzionali, professionali o informativi con la vicenda. Il loro eventuale contributo dovrà però essere valutato in aula, sulla base di fatti e circostanze pertinenti: l’ammissione come testimoni non anticipa né responsabilità né valutazioni definitive sul merito delle accuse.

Il passaggio più significativo riguarda forse ciò che è rimasto fuori. La giudice ha escluso Le Iene, ritenendo non chiaro il rapporto con l’imputata. Una scelta che richiama un principio essenziale, spesso messo in secondo piano quando un’inchiesta giudiziaria diventa anche un caso televisivo: la notorietà di un soggetto o la sua esposizione mediatica non bastano, da sole, a renderlo utile al procedimento.

“Non chiaro il rapporto con l’imputata”: la motivazione, per quanto sintetica, fissa il nodo della selezione. In tribunale non si ricostruisce l’intero rumore prodotto dalla vicenda, ma si stabilisce quali elementi possano avere un valore probatorio rispetto ai fatti contestati. È una distinzione meno spettacolare del racconto televisivo, ma decisiva per la tenuta del processo.

Cosa sappiamo sui nuovi testimoni e sui limiti fissati dalla giudice

I nuovi testimoni ammessi appartengono a tre aree diverse: il mondo istituzionale, rappresentato da Giuli e Arianna Meloni; quello dell’informazione, con Ranucci; e il vertice del servizio pubblico radiotelevisivo, con Rossi. Il loro inserimento amplia il perimetro delle persone che potranno essere ascoltate, ma non chiarisce ancora quali domande saranno centrali né quale peso avranno le singole deposizioni.

Il limite imposto a Le Iene mostra invece che la giudice intende mantenere il procedimento ancorato alla rilevanza processuale. Restano quindi da verificare, nel corso delle udienze, i contenuti delle testimonianze, la loro diretta conoscenza dei fatti e l’eventuale collegamento con le contestazioni. Ogni ricostruzione ulteriore, prima dell’esame in aula, sarebbe da confermare.

La vicenda continua così a muoversi su due piani distinti. Da una parte c’è il processo, con le sue regole e i suoi limiti; dall’altra c’è il circuito politico-mediatico, che tende a trasformare ogni nome ammesso o escluso in un nuovo capitolo del caso. La vera prova, ora, sarà capire se l’attenzione pubblica resterà concentrata sugli elementi valutabili dai giudici o tornerà a prevalere sulla sostanza del procedimento.

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