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Quarticciolo, la sicurezza non si fa in passerella: la protesta

Quarticciolo, la sicurezza non si fa in passerella: la protesta

Al Quarticciolo la domanda è semplice, ma scomoda: una passeggiata con la scorta può davvero cambiare la vita di chi nel quartiere ci abita ogni giorno? Dopo gli insulti e le minacce rivolti a don Antonio Coluccia durante una passeggiata della legalità, la discussione si è spostata dal gesto simbolico ai problemi concreti.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, alcuni residenti hanno contestato le modalità dell’iniziativa e denunciato una distanza tra la visibilità degli interventi e le necessità quotidiane del territorio. Case, servizi, presidi sociali e sicurezza: la richiesta non è di abbassare la guardia, ma di non confondere la presenza mediatica con una soluzione.

Va detto con chiarezza: minacce e intimidazioni non possono essere normalizzate. La legalità non è un dettaglio, e chi prova a portarla in strada merita protezione. Ma proprio per questo la domanda dei residenti non può essere liquidata come fastidio o ostilità verso le istituzioni. “Chi ha veramente paura siamo noi. Dove sono gli interventi promessi dalle istituzioni?”, è la contestazione riportata dal quartiere.

Qui sta il punto politico. Se ogni volta la risposta è una passeggiata accompagnata dalle forze dell’ordine, il messaggio rischia di essere potente solo per qualche ora. La scorta protegge una persona, non risolve l’assenza di servizi. La sicurezza quotidiana, invece, si costruisce con continuità: spazi pubblici curati, sostegno sociale, manutenzione, opportunità per i giovani e una presenza istituzionale che non compaia soltanto quando arrivano telecamere e tensione.

Il rischio è trasformare un quartiere complesso in uno sfondo per iniziative simboliche. Da una parte c’è chi chiede legalità. Dall’altra ci sono abitanti che reclamano il diritto a non vivere nella paura e nell’abbandono. Sono due esigenze compatibili, ma soltanto se le istituzioni smettono di presentarle come alternative.

Quarticciolo, oltre le passeggiate della legalità

Il territorio non ha bisogno di essere raccontato con etichette generalizzanti. Ha bisogno di interventi verificabili e duraturi. Una passeggiata può accendere l’attenzione, ma non sostituisce un piano per le case, servizi accessibili, presidi sociali e un coordinamento stabile tra Comune, forze dell’ordine e realtà locali.

La vera prova non è quante persone partecipano a un’iniziativa, né quanta tensione si registra durante il passaggio. È capire cosa resta il giorno dopo. Se restano soltanto fotografie, scorte e promesse, la protesta dei residenti continuerà a sembrare scomoda perché mette a nudo il limite di una sicurezza esibita ma non ancora abbastanza presente nella vita di tutti i giorni. E allora la domanda torna inevitabile: al Quarticciolo si vuole governare l’emergenza o finalmente cambiare il quartiere?

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