Chi danneggia davvero Roma: chi prova a truffare i turisti nel centro storico o un sistema di controlli che continua a rincorrere il problema? Lo scontro dell’assessore Alessandro Onorato con i cosiddetti “campanellari” riapre una questione concreta: sicurezza, decoro e tutela dei visitatori possono essere affidati soltanto a dichiarazioni dure?
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’assessore ha rivolto l’attenzione a chi propone ai passanti il gioco delle tre campanelle, indicato nel racconto come una pratica legata a possibili truffe nel cuore della Capitale. Onorato avrebbe definito queste persone “un danno per tutta la città”, inserendole nel più ampio fronte delle attività irregolari che, dopo i tassisti abusivi, alimentano le tensioni sul turismo romano.
La domanda, però, è decisiva: quanti episodi sono stati accertati, con quali denunce e con quali risultati giudiziari? Negli elementi disponibili non emergono numeri complessivi, una mappa dei controlli o un bilancio degli interventi di polizia e carabinieri. E senza questi dati il problema rischia di restare sospeso tra una percezione diffusa e un fenomeno misurato soltanto a metà.
Che il gioco possa trasformarsi in un raggiro è un’accusa seria, soprattutto quando sono coinvolti visitatori stranieri poco consapevoli delle modalità utilizzate. Ma la responsabilità, se accertata, è individuale: non basta l’etichetta “campanellari” per considerare colpevole chiunque svolga quella pratica. È qui che il linguaggio politico deve fermarsi un passo prima della generalizzazione.
Il punto non è difendere l’illegalità. Il punto è capire se l’amministrazione disponga di una strategia stabile: controlli riconoscibili, sanzioni effettive, coordinamento tra polizia locale e forze dell’ordine, informazioni ai turisti e percorsi alternativi per chi vive di attività informali. Se si interviene solo quando il video di una presunta truffa diventa virale, la sicurezza rischia di dipendere più dalla visibilità del caso che dalla gravità del comportamento.
Chi sono i “campanellari” e cosa contestano i controlli
Con il termine “campanellari” si indicano, nel dibattito pubblico richiamato dalla vicenda, le persone che praticano o propongono il gioco delle tre campanelle nelle aree più frequentate del centro storico. Il nome descrive una modalità riconoscibile, ma non dimostra da solo l’esistenza di una truffa: per stabilire eventuali responsabilità servono accertamenti, testimonianze, denunce e provvedimenti formalizzati.
Ai controlli viene contestato soprattutto il compito di distinguere il gioco apparentemente spontaneo dal raggiro organizzato, senza confondere una categoria informale con un gruppo criminale indistinto. La tutela del turismo e del decoro passa quindi dalla presenza sul territorio, ma anche dalla trasparenza dei risultati: quanti interventi, quante sanzioni, quante denunce e quante condanne? Finché queste risposte non saranno pubbliche, la polemica resterà più rumorosa delle prove.
Roma ha bisogno di difendere la propria immagine, ma anche di non sostituire i fatti con gli slogan. Se i “campanellari” rappresentano un problema concreto, il Comune dovrebbe mostrare dati e controlli; se invece il fenomeno viene amplificato dalla politica, chi tutela davvero residenti e turisti dal caos del centro storico?
