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Roma Est, oltre il 20% non studia né lavora: la sfida Don Bosco

Roma Est, oltre il 20% non studia né lavora: la sfida Don Bosco

Quando un giovane smette di studiare e non trova un lavoro, il rischio non è soltanto economico. È il vuoto che si apre dopo, quello spazio in cui possono crescere isolamento, sfiducia e, nei casi più fragili, percorsi di marginalità. A Roma Est la risposta passa anche da un luogo concreto: una scuola dove si imparano tornitura e fresatura.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, tra Centocelle, il Quadraro e Torre Angela la quota di giovani che non studiano e non lavorano supera il 20 per cento. È un dato che non può essere letto soltanto come una statistica: dietro quella percentuale ci sono ragazzi sospesi, famiglie in difficoltà e territori nei quali l’accesso alle opportunità non è uguale per tutti.

La Fondazione Paolo Bulgari ha riaperto alla scuola Don Bosco un percorso dedicato alla formazione di tornitori e fresatori. Mestieri tecnici, legati al lavoro delle mani e a competenze che richiedono precisione, continuità e responsabilità. «Qui il lavoro delle mani non è un ripiego», è il messaggio che accompagna l’iniziativa.

La frase conta perché mette in discussione un pregiudizio ancora diffuso: quello secondo cui la formazione professionale sarebbe una seconda scelta per chi non riesce a seguire un percorso scolastico tradizionale. In realtà, imparare un mestiere può diventare un modo per ritrovare identità, disciplina e una prospettiva concreta. Ma solo se la scuola è seria, connessa alle imprese e capace di accompagnare i ragazzi anche oltre la lezione.

Su questo punto si gioca una parte della prevenzione che spesso arriva troppo tardi nel dibattito pubblico. Dopo un’aggressione, un arresto o un episodio di violenza, la discussione si concentra inevitabilmente su controlli e repressione. Sono strumenti necessari, ma non possono essere l’unica risposta. Ridurre la dispersione e l’inattività non significa attribuire automaticamente ai giovani un rischio criminale: significa intervenire prima che l’assenza di opportunità diventi una condizione permanente.

Roma Est oltre l’emergenza: scuola, lavoro e prevenzione

Centocelle, Quadraro e Torre Angela non sono un unico quartiere e non possono essere raccontati come un blocco indistinto di degrado. Sono realtà diverse, con problemi e risorse differenti. Il dato sui giovani che non studiano e non lavorano segnala però una fragilità comune: quando scuola, formazione, servizi e imprese non riescono a costruire un ponte, il territorio rischia di lasciare sole le persone più esposte.

La scuola Don Bosco può rappresentare un presidio concreto, ma non una soluzione miracolosa. Il suo valore dipenderà dalla continuità del progetto, dalla qualità degli insegnamenti e dalla capacità di creare sbocchi reali. Perché una macchina utensile, da sola, non basta: servono orientamento, sostegno alle famiglie, trasporti accessibili e aziende disposte a investire sui giovani.

La domanda, allora, non è se insegnare un mestiere sia più o meno nobile dello studio teorico. È se Roma sia pronta a considerare la formazione professionale una parte centrale delle politiche di sicurezza sociale, prima che l’emergenza torni a essere l’unico linguaggio con cui si parla delle sue periferie.

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