Una città dove studiare costa sempre di più e una scuola vissuta da molti ragazzi come una caserma. È questa la frattura che oggi riporta gli studenti nelle piazze di Roma, dalle tende davanti a Montecitorio alla Sapienza, fino all’occupazione dell’artistico Enzo Rossi a Santa Maria del Soccorso.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, nel primo pomeriggio l’Unione degli Universitari si è ritrovata davanti alla Camera per protestare contro il caro affitti e il costo della vita. Alla Sapienza, sotto la statua della Minerva, si sono invece riuniti giovani legati a realtà cittadine come Brancaleone, Spin Time, La Strada e Ugc. Non è soltanto una protesta simbolica: per molti studenti il problema è riuscire a restare a Roma senza trasformare la famiglia in un bancomat o rinunciare agli studi.
Il punto politico è scomodo. Roma continua a presentarsi come capitale universitaria e culturale, ma per una parte crescente dei giovani è una città da attraversare, non da abitare. Gli affitti alti e il caro vita restringono l’accesso all’università a chi può permetterselo. Il merito, senza servizi e sostegni adeguati, rischia così di diventare una parola buona per i convegni e molto meno per la vita quotidiana.
La mobilitazione si è allargata anche alle scuole superiori. Al liceo artistico Enzo Rossi l’agitazione portata avanti dall’Osa è sfociata nell’occupazione. Lo slogan scelto dai ragazzi è netto: “No alla scuola-caserma”. Una formula forte, che descrive una percezione e non una verità già accertata, ma che merita di essere ascoltata. Quando gli studenti contestano disciplina, controlli e modelli educativi, la domanda non è soltanto se stiano esagerando: è anche quale spazio resti per il confronto dentro la scuola.
Nel pomeriggio, al Brancaleone, è previsto inoltre un incontro virtuale con coetanei francesi. Il collegamento allarga il discorso oltre Roma e mostra come il disagio sul costo dell’abitare e sul modello di scuola non sia confinato a un singolo istituto o quartiere. Resta però il nodo locale: nelle periferie romane, tra trasporti, spese quotidiane e opportunità diseguali, ogni ostacolo pesa il doppio.
Roma, la città che espelle studenti e giovani
La protesta davanti a Montecitorio e quella all’Enzo Rossi raccontano due facce della stessa crisi. Da una parte c’è chi chiede di poter vivere e studiare in città senza essere espulso dai prezzi. Dall’altra c’è chi contesta una scuola percepita come sempre più centrata sull’obbedienza e sul controllo. Sono piani diversi, ma hanno un punto in comune: la sensazione di non avere voce nelle decisioni che incidono sul futuro.
La politica può liquidare le tende e le occupazioni come l’ennesima agitazione, ma sarebbe una scorciatoia. Le proteste possono creare disagi e dovranno essere gestite nel rispetto di regole e responsabilità; tuttavia ignorare le cause significa lasciare marcire il problema. Se Roma vuole davvero trattenere studenti e giovani, può continuare a chiedere sacrifici individuali o deve finalmente rendere accessibili case, istruzione e spazi di partecipazione?
