Il punto non sono gli Ufo. Il punto è capire con quale criterio una sala del Campidoglio venga concessa a un’iniziativa capace di finire dentro una rete politicamente connotata. Perché quando la casa dei cittadini diventa lo sfondo di eventi controversi, la domanda sulla trasparenza non è un dettaglio.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, a concedere lo spazio al Centro ufologico sarebbe stato il consigliere del Movimento 5 Stelle Daniele Diaco, che ha spiegato: “Ho solo aiutato un blogger”. Una frase che prova a ridimensionare il caso, ma che apre il problema vero: aiutare chi, per fare cosa e con quali verifiche?
Organizzare un incontro sugli Ufo non è, di per sé, una colpa. La libertà di discutere anche tesi controverse va tutelata. Ma una sala istituzionale non è una stanza qualsiasi presa in affitto. È un luogo pubblico, con un peso simbolico preciso. E proprio per questo servono regole chiare, criteri pubblici e una responsabilità politica riconoscibile.
La polemica nasce anche dal possibile collegamento con ambienti vicini all’area vannacciana. Il dato politico, se confermato nei dettagli, non dimostra automaticamente irregolarità. Però rende ancora più importante sapere chi abbia promosso l’iniziativa, quali soggetti abbiano partecipato e perché il Campidoglio abbia ritenuto opportuno mettere a disposizione i propri spazi.
Qui sta la contraddizione: quando un consigliere rivendica di aver soltanto dato una mano, la decisione sembra quasi amministrativa e senza conseguenze. Ma se quella decisione contribuisce a dare legittimazione pubblica a una rete o a un messaggio politico, allora non è più soltanto un favore logistico. È una scelta istituzionale, anche se presentata con parole leggere.
Cosa sappiamo sulla concessione della sala del Campidoglio
Gli elementi disponibili indicano che una sala del Campidoglio è stata concessa al Centro ufologico e che il consigliere Daniele Diaco ha rivendicato il proprio ruolo, definendolo un aiuto a un blogger. È inoltre segnalata una vicinanza dell’iniziativa ad ambienti dell’area vannacciana, ma il perimetro preciso dei rapporti e delle partecipazioni resta da chiarire.
Non risultano, dagli elementi disponibili, contestazioni formali su eventuali violazioni delle regole di concessione. Proprio per questo il Campidoglio dovrebbe rendere pubblici il regolamento applicato, la richiesta presentata, i criteri utilizzati e l’eventuale elenco dei promotori. La trasparenza non serve solo quando c’è un illecito: serve prima, per evitare che ogni concessione sembri frutto di rapporti personali o di valutazioni politiche non dichiarate.
Il caso arriva dopo altre polemiche sull’utilizzo delle sale istituzionali e alimenta una sfiducia già forte tra cittadini e amministrazione. Mentre Roma combatte ogni giorno con trasporti insufficienti, servizi che saltano e tempi di attesa infiniti, il Campidoglio rischia di apparire molto attento alla vetrina e meno rigoroso sulle priorità.
La domanda, allora, non è se gli Ufo meritino un dibattito. È se ogni iniziativa possa entrare in un palazzo istituzionale senza che nessuno spieghi fino in fondo chi l’ha autorizzata, con quali criteri e quale messaggio pubblico ne derivi. Se la risposta resta “ho solo aiutato un blogger”, forse il problema non è l’incontro: è quanto poco pesi, ormai, la responsabilità di chi apre quella porta.
