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«Si tolga la maglietta»: la denuncia dell’avvocata in aula

«Si tolga la maglietta»: la denuncia dell’avvocata in aula

Una battuta in aula può essere archiviata come leggerezza, oppure diventare il sintomo di un problema più serio: quello del rispetto dovuto a chi esercita la professione forense. A Roma, un’avvocata ha denunciato di essere stata destinataria di una frase sessista durante un’udienza davanti a un giudice di pace.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, la legale Claudia De Rosa, specializzata in diritto del lavoro e immigrazione, ha riferito che il magistrato le avrebbe detto di togliersi la maglietta, aggiungendo: «Alle belle donne piacciono queste battute». Il condizionale è necessario: al momento, sulla base delle informazioni disponibili, si tratta della ricostruzione fornita dall’avvocata e non di un fatto già accertato in sede formale.

La professionista ha inoltre raccontato che, durante l’episodio, il pubblico ministero e la cancelliera presenti avrebbero riso. Quando lei avrebbe manifestato il proprio disappunto, la risposta sarebbe stata che stava assumendo un atteggiamento “pesante”. Anche questi elementi dovranno essere verificati attraverso le eventuali testimonianze e gli atti che potranno essere acquisiti.

Il punto non riguarda soltanto il gusto, discutibile, di una frase. In un’aula di giustizia esiste una precisa asimmetria di ruolo: chi presiede l’udienza esercita un’autorità istituzionale e ogni commento rivolto all’aspetto fisico di una professionista può incidere sul clima dell’udienza e sulla sua dignità. Se l’episodio fosse confermato, la questione non potrebbe essere ridotta a una semplice incomprensione o a una battuta mal riuscita.

La denuncia riporta così al centro un tema più ampio: quanto sono davvero protetti il decoro e la parità professionale nelle aule? La toga dovrebbe spostare l’attenzione sulle argomentazioni e sulle responsabilità processuali, non sull’aspetto della persona che la indossa.

Cosa sappiamo della denuncia in aula

La segnalazione nasce dal racconto pubblico dell’avvocata Claudia De Rosa e riguarda un’udienza davanti al giudice di pace a Roma. Sono riferite una frase sul suo abbigliamento e una successiva reazione di chi era presente, ma non risultano, dagli elementi disponibili, accertamenti conclusivi sull’accaduto, né una ricostruzione ufficiale delle autorità giudiziarie coinvolte.

Restano quindi da chiarire la data dell’udienza, l’identità del giudice, la presenza di eventuali verbalizzazioni e l’eventuale iniziativa formale della legale presso gli organismi competenti. Solo questi passaggi potranno stabilire se vi siano responsabilità disciplinari o istituzionali. Nel frattempo, la prudenza è doverosa, ma lo è anche una domanda: in un luogo chiamato ad amministrare giustizia, chi garantisce che una protesta per una frase sessista non venga liquidata come semplice permalosità?

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