Per un bambino con disabilità, passare da 22 ore di sostegno a 5 non è un semplice aggiustamento d’orario. Significa cambiare il modo in cui affronta la giornata scolastica, mentre famiglie e insegnanti cercano di capire se l’emergenza sia provvisoria o destinata a ripetersi.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, un’insegnante di sostegno di una scuola primaria romana ha raccontato un avvio d’anno segnato dalla presenza di meno della metà dei docenti necessari per gli alunni richiamati nella sua denuncia come titolari della 104. In alcuni casi, le ore sarebbero state ridotte da 22 fino a 5. «Ora va meglio, ma non so se saranno definitivamente coperti», ha spiegato la docente.
È proprio quel “non so” il punto più delicato della vicenda. La scuola può provare a tamponare, distribuire le risorse disponibili e attendere nuove assegnazioni, ma per lo studente la continuità non è un dettaglio amministrativo: riguarda il rapporto con l’insegnante, la partecipazione alle attività e la possibilità di costruire un percorso stabile.
La denuncia, però, va letta per quello che è: la testimonianza di una lavoratrice e non, da sola, la fotografia completa di tutte le scuole di Roma. Per capire la dimensione del problema servirebbero dati ufficiali aggiornati sugli organici, sulle ore effettivamente assegnate e sui tempi necessari per coprire i posti rimasti scoperti.
Il nodo riguarda anche la trasparenza. Se una riduzione così drastica nasce da un’assenza temporanea, occorre sapere quali siano i tempi di sostituzione. Se invece dipende da una carenza strutturale, la responsabilità non può essere lasciata sulle spalle delle famiglie o degli insegnanti, chiamati ogni giorno a compensare ciò che manca.
La domanda scomoda è se il diritto all’inclusione venga considerato davvero una priorità oppure soltanto l’obiettivo dichiarato di un sistema costretto a fare i conti con organici insufficienti. Perché riconoscere un diritto senza garantire le risorse per renderlo concreto rischia di trasformare la scuola inclusiva in una promessa intermittente.
Cosa sappiamo sulla carenza di sostegno a Roma
Il dato documentato nello spunto disponibile riguarda la denuncia di una docente di una scuola primaria romana: all’inizio dell’anno, a suo dire, era presente meno della metà dei docenti necessari e le ore di sostegno sarebbero scese, per alcuni alunni, da 22 a 5. La stessa insegnante riferisce che la situazione è poi migliorata, ma senza la certezza che tutte le coperture siano definitive.
Restano da verificare, invece, l’estensione del fenomeno, il numero complessivo degli studenti coinvolti e le ragioni precise delle riduzioni. Senza questi elementi non è corretto trasformare un caso concreto in una generalizzazione, ma neppure archiviarlo come un episodio isolato senza chiedere chiarimenti a scuola e amministrazione. Il punto da accertare è semplice e decisivo: quante ore sono state riconosciute, quante sono state garantite e in quanto tempo le eventuali scoperture vengono colmate?
Nel frattempo, il peso dell’incertezza ricade su chi vive la scuola ogni giorno. E se la continuità didattica dipende ancora dalla disponibilità dell’ultimo docente o dalla capacità delle famiglie di insistere, quanto è realmente esigibile quel diritto allo studio?
