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Tor Sapienza, giù il palazzo della droga: ma il quartiere aspetta

Tor Sapienza, giù il palazzo della droga: ma il quartiere aspetta

Una ruspa può abbattere un edificio, ma non cancella da sola il degrado. A Tor Sapienza è iniziata la bonifica del cosiddetto “palazzo della droga” di via Tallone: per la demolizione serviranno circa sette mesi, poi nell’area dovrebbe nascere un data center.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, lo stabile era stato sgomberato il 29 settembre e ora il cantiere entra nella fase operativa. Il presidente del Municipio, Mauro Caliste, ha accolto l’avvio dei lavori con una frase che pesa più dell’ennesimo annuncio: «Bene, ma nella zona ci sono altri palazzi abbandonati».

È proprio qui il punto. La demolizione è necessaria, soprattutto quando un immobile diventa sinonimo di insicurezza e abbandono. Ma se resta un intervento isolato, rischia di essere soltanto una fotografia buona per i comunicati: oggi le ruspe, domani il rendering del data center, dopodomani le stesse periferie alle prese con problemi vecchi.

La rigenerazione urbana non può ridursi alla sostituzione di un rudere con una struttura tecnologica. Un data center può portare investimenti e cambiare la funzione dell’area, ma il quartiere dovrà capire quali benefici concreti arriveranno: più sicurezza, manutenzione, collegamenti, servizi e controlli? Su questi aspetti, allo stato delle informazioni disponibili, il quadro resta da chiarire.

Nel frattempo Roma continua a vivere emergenze molto concrete: l’acqua che manca o crea disagi, i servizi che non sempre reggono, le periferie chiamate a sopportare il peso delle trasformazioni senza avere voce sufficiente sulle decisioni. Il contrasto è evidente: da una parte si promettono grandi infrastrutture, dall’altra molti cittadini chiedono ancora risposte elementari e presenza quotidiana.

Tor Sapienza oltre il palazzo della droga

Il futuro di via Tallone non si misurerà soltanto con la fine della demolizione. Il vero test sarà il dopo: controllare l’area, impedire nuove occupazioni abusive, seguire gli altri immobili abbandonati e spiegare ai residenti tempi, responsabilità e ricadute del progetto. Senza questo presidio, il rischio è che il problema si sposti di qualche strada, invece di essere risolto.

Tor Sapienza non ha bisogno di una periferia ripulita solo nei punti più esposti. Ha bisogno di una strategia riconoscibile, capace di tenere insieme sicurezza, lavoro, servizi e qualità dello spazio pubblico. Se il data center arriverà, dovrà essere valutato anche per ciò che restituirà al territorio, non soltanto per ciò che occuperà. Altrimenti la domanda resterà inevitabile: si sta rigenerando un quartiere o si sta semplicemente cambiando padrone al suo futuro?

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