Per una sera la Fontana di Trevi non sarà soltanto una cartolina di Roma. Il 6 ottobre le parole saliranno sull’acqua e sulle pareti di Palazzo Poli, trasformando uno dei luoghi più fotografati della capitale in uno spazio per interrogarsi sul destino della lettura e della scrittura.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Erri De Luca e Luca Ward saranno protagonisti di un appuntamento dedicato a «Appunti di un amanuense», con frasi proiettate sulla fontana e sul palazzo. Il centro dell’iniziativa non è però soltanto la presenza di due nomi noti: è il confronto tra la scrittura a mano, la parola pronunciata e l’uso quotidiano degli schermi, soprattutto da parte dei più giovani.
La scelta di Trevi introduce una domanda tutt’altro che decorativa: cosa accade quando un testo esce dalla pagina e incontra una folla, una piazza, una città? La scrittura smette di essere un gesto privato e diventa esperienza condivisa. Non resta chiusa in un libro o affidata alla voce di chi legge, ma si misura con la monumentalità del luogo e con l’attenzione intermittente di chi vive circondato dalle immagini.
È una contraddizione interessante. Per riportare le parole al centro si utilizza anche una tecnologia visiva, quella delle proiezioni, che appartiene allo stesso universo degli schermi da cui l’evento invita a prendere distanza. Ma forse il punto non è contrapporre carta e digitale, come se uno dei due strumenti dovesse cancellare l’altro. Il tema vero è la qualità dell’attenzione: quanto tempo siamo ancora disposti a concedere a una frase prima di scorrere oltre?
La presenza di Erri De Luca richiama il rapporto fisico con la parola, con la memoria e con il gesto della scrittura. La voce di Luca Ward aggiunge invece una dimensione orale e teatrale: il testo scritto torna a essere ascoltato, non soltanto consumato con gli occhi. È un passaggio importante, perché leggere non significa soltanto decifrare segni, ma anche dare ritmo, peso e senso a ciò che è stato scritto.
Trevi, quando la cultura torna nello spazio pubblico
La Fontana di Trevi è spesso utilizzata come sfondo: per le fotografie, per il cinema, per il turismo veloce. Portarvi un evento sulla scrittura significa cambiare, almeno temporaneamente, la funzione dello spazio. Il monumento non è più soltanto qualcosa da guardare, ma un luogo in cui fermarsi e ascoltare.
Questo passaggio conta in una città dove la cultura rischia spesso di essere separata dalla vita quotidiana, confinata in sale specializzate o indirizzata a un pubblico già interessato. A Trevi, invece, la parola incontra persone che possono arrivare per curiosità, per caso o per la semplice attrazione dello spettacolo. Resta da capire quanto quella curiosità possa trasformarsi in attenzione autentica, ma è proprio questo il valore dell’esperimento.
Per i ragazzi, il confronto con gli schermi non può essere affrontato soltanto con nostalgia o con divieti. La scrittura a mano e la lettura lenta hanno bisogno di essere riproposte come pratiche vive, non come reliquie di un passato idealizzato. Se una frase proiettata sull’acqua riuscirà a trattenere lo sguardo anche solo per qualche minuto, la domanda successiva sarà inevitabile: siamo ancora capaci di lasciare che una parola ci accompagni, invece di limitarci a guardarla passare?
