Un’altra vita spezzata, un altro nome da aggiungere alla triste lista delle vittime di femminicidio. Ilenia Panzolini, trovata morta ad Amsterdam, ha risvegliato l’Italia intera nel dolore e nella rabbia. Il suo compagno è ora in arresto, ma quello che colpisce è la sensazione di impotenza che avvolge la nostra società di fronte a una violenza di genere che sembra non volersi fermare.
In un periodo in cui ci si prepara a commemorare la liberazione del nostro Paese, le notizie di violenza e soprusi ci ricordano che la vera battaglia è ben lontana dall’essere vinta. Le strade di Roma, contrapposte alle manifestazioni di unità, rivelano un altro volto: quello della brutalità e del silenzio attorno a questi tragici eventi.
Appena qualche giorno fa, un ragazzo del noto istituto Galilei ha criticato con veemenza la proposta di privatizzare l’istruzione, chiedendo chiarezza e giustizia. Eppure, davanti all’orrenda vicenda di Ilenia, ci si chiede: quali misure concrete stiamo adottando per fermare questa spirale di violenza? Livelli di educazione e consapevolezza non bastano più. Occorre un intervento radicale da parte delle istituzioni per proteggere le donne e garantirne il diritto alla vita senza paura.
Come riescono i banditi a continuare a oscurare le vite delle donne? “Non possiamo tacere più”, hanno dichiarato in molti sui social, davanti a casi come quello di Ilenia, ennesimo campanello d’allarme di una nazione che vede la propria popolazione femminile correre rischi insostenibili. Ma la domanda è: riusciamo a trasformare questa triste consapevolezza in azioni tangibili? O resteremo a piangere le vittime, come è successo troppe volte prima?
In un clima di crescente tensione e indignazione, ci troviamo a riflettere se la risposta giusta non sia l’unione delle forze di tutti noi, cittadini e istituzioni. Perché ogni volta che una donna muore in modo violento, non è solo una sua sconfitta, ma una nostra sconfitta collettiva. E adesso più che mai, è il momento di agire. Che ne pensi tu?