L’ex Colonia di Ostia è salita agli onori della cronaca per ciò che non dovrebbe più accadere in una città europea: ragazzi minacciati in uno spazio che dovrebbe essere recuperato, non trasformato in un luogo di intimidazione. È il genere di notizia che non sopporta né smentite né mediazioni: chi governa venga a vedere di persona.
Non è un appello retorico, è la constatazione di una debolezza istituzionale. Le segnalazioni parlano chiaro: giovani costretti a cambiare abitudini, genitori preoccupati, residenti esausti. In vicoli e fronti urbani dove lo Stato dovrebbe essere più visibile — Campidoglio, Municipio, forze dell’ordine — la percezione è che la risposta sia discontinua, fatta più di annunci che di presenze efficaci.
La responsabilità politica è in carne e ossa: il sindaco Gualtieri e il presidente del Municipio, Falconi, non possono limitarsi a note stampa. Un sopralluogo pubblico non è un gesto simbolico fine a sé stesso se seguito da piani concreti e misurabili: più vigilanza coordinata con la Questura, percorsi di riqualificazione partecipata per restituire spazi ai giovani, interventi sui punti critici che favoriscono l’isolamento e l’illegalità. Parole come ‘‘controllo’’ e ‘‘sicurezza’’ devono tradursi in tempi e numeri, non in slogan.
La politica locale ha spesso la tentazione della foto: calarsi in scena, posare per la telecamera e tornare agli uffici. Qui serve altro: un cronoprogramma, relazioni trasparenti sui risultati e un coinvolgimento reale delle comunità locali, delle associazioni giovanili e degli operatori sociali. Se la Colonia resta abbandonata, il vuoto lo occupano paura e prepotenza; se la risposta è episodica, la fiducia si perde in fretta.
Ostia non è periferia solo geograficamente, è banco di prova per la credibilità di chi amministra Roma. Venga chi oggi dirige il Campidoglio e chi coordina il Municipio: non per una passerella, ma per confrontarsi con famiglie e ragazzi, per farsi misurare dai fatti. Gli abitanti chiedono sicurezza quotidiana, non discorsi pubblicitari. È tempo che la responsabilità politica prenda corpo e tempi certi.
