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Scuola a Roma, l’emergenza supplenze peggiora l’inclusione: 8.673 posti vuoti, quasi tutti di sostegno

A Roma e provincia restano scoperte 8.673 supplenze: quasi il 90% riguarda il sostegno. L’emergenza colpisce soprattutto le fasce d'età con maggior fabbisogno di assistenza e rischia di compromettere i percorsi di inclusione.

Scuola a Roma, l’emergenza supplenze peggiora l’inclusione: 8.673 posti vuoti, quasi tutti di sostegno

A Roma e nella sua provincia sono rimaste scoperte 8.673 supplenze, un’emergenza che si traduce soprattutto in assenze di insegnanti di sostegno per alunni con disabilità.

La fotografia è chiara: quasi nove posti vacanti su dieci riguardano il sostegno, e questo disegna una mappa che non è solo statistica ma impatto quotidiano nelle classi. Le difficoltà si concentrano dove l’assistenza è più intensiva — scuola dell’infanzia e primaria, ma non risparmiano nemmeno la secondaria — e diventano più pesanti nelle scuole con progetti di inclusione più articolati o in istituti periferici che lamentano turnover e difficoltà di reclutamento.

Per gli alunni con bisogni educativi speciali la mancanza del docente di sostegno significa interrompere o ritardare il piano educativo individualizzato: meno ore di supporto specialistico, cambi improvvisi nell’affiancamento e, in molti casi, una ricaduta sul lavoro della classe intera. In assenza del sostegno, il carico ricade su insegnanti curricolari e su assistenti all’autonomia quando presenti, con il rischio che il percorso di inclusione diventi un optional piuttosto che un diritto garantito.

La mappatura delle supplenze mostra anche un problema logistico e di servizio: dove mancano figure specializzate saltano anche attività collaterali — laboratori, interventi ri-educativi, coordinamento con servizi territoriali — e cresce la pressione sulle segreterie scolastiche e sui dirigenti, chiamati a gestire emergenze quotidiane e richieste formali da famiglie preoccupate.

Le scuole, dove possibile, stanno adottando misure tampone: riorganizzazione delle compresenze, rimodulazione degli orari, incontri con le famiglie per spiegare le soluzioni temporanee. Ma queste mosse non sostituiscono l’insegnante di sostegno stabile né garantiscono la continuità necessaria per i casi più fragili. Serve quindi una risposta strutturale: reclutamento mirato, procedure accelerate per le convocazioni e una programmazione che tenga conto della distribuzione territoriale e dei profili professionali richiesti.

Nel frattempo le famiglie possono prendere iniziative pratiche: chiedere un incontro formale con la scuola, registrare per iscritto le carenze del servizio, sollecitare il Municipio e gli uffici scolastici competenti per ottenere informazioni sui tempi di copertura delle supplenze. È una partita che interessa tutta la città: senza interventi rapidi la presunta «normalità» scolastica rischia di diventare una complicata gara di arrangiamenti, con il prezzo più alto pagato dagli alunni che hanno più bisogno di continuità.

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