Due persone morte nel giro di poche ore, nello stesso tratto di litorale e in circostanze che, pur differenti, presentano un elemento comune: il mare e l’ipotesi di un improvviso malore.
È quanto accaduto sabato 29 agosto lungo la costa di Montalto di Castro, dove hanno perso la vita Silvano Loia, 52 anni, manager di Rai Way e compagno dell’attrice Francesca Neri, e Laura Valentini, 55 anni, originaria di Viterbo.
Due tragedie sulle quali sarebbe opportuno fare piena chiarezza, evitando conclusioni affrettate ma anche liquidando con cautela quella che appare come una coincidenza particolarmente significativa.
La morte di Silvano Loia
Silvano Loia si trovava con alcuni amici nella zona di Sant’Agostino, sul litorale tra Tarquinia e Montalto di Castro.
Secondo le ricostruzioni disponibili, l’uomo si sarebbe allontanato nella tarda mattinata. Era abituato a compiere lunghe passeggiate sulla spiaggia e inizialmente la sua assenza non avrebbe destato particolare preoccupazione.
Con il trascorrere delle ore, però, sono partite le ricerche della Capitaneria di porto e dei Vigili del fuoco, anche con l’impiego di mezzi nautici ed elicottero.
Il corpo del 52enne è stato successivamente individuato in mare, a poca distanza dalla riva, dopo essere stato trasportato per chilometri rispetto alla zona nella quale era stato visto l’ultima volta.
Le cause della morte non risultano ancora chiarite pubblicamente. Tra le possibilità indicate nelle prime ricostruzioni c’è quella di un malore: Loia potrebbe essersi sentito male mentre si trovava in acqua oppure sulla riva, finendo successivamente in mare.
La Procura di Civitavecchia ha restituito la salma alla famiglia. La sorella dell’uomo ha però pubblicamente manifestato il desiderio di conoscere con certezza le cause della morte, chiedendosi perché non fosse stata disposta un’autopsia.
Poche ore prima un’altra morte
Nella stessa giornata, nello stesso territorio comunale, si era verificata un’altra tragedia.
Laura Valentini, 55 anni, si trovava nella zona del Fosso del Sanguinaro a Montalto Marina insieme alla propria famiglia.
Secondo le ricostruzioni, il mare era mosso. La donna si sarebbe trovata in difficoltà mentre era in acqua e sarebbe stata aiutata a raggiungere la riva. Una volta sulla spiaggia avrebbe accusato un malore improvviso.
Un medico e due infermieri presenti casualmente sul posto hanno tentato a lungo di rianimarla, seguiti dal personale del 118. Ogni tentativo si è però rivelato inutile.
Due persone, quindi, morte a poche ore di distanza lungo il medesimo litorale.
Due tragedie indipendenti oppure qualcosa da approfondire?
Non esiste, allo stato attuale, alcuna prova che colleghi le due morti.
È indispensabile chiarirlo.
Non ci sono elementi conosciuti che consentano di parlare di contaminazioni del mare, sostanze presenti nell’acqua, emissioni nell’aria o qualsiasi altro fattore ambientale comune.
Affermarlo oggi significherebbe trasformare un interrogativo in una conclusione che i fatti non consentono.
Ma proprio per questo la domanda merita forse di essere posta nella maniera corretta.
Due persone di 52 e 55 anni muoiono nello stesso giorno, lungo lo stesso litorale. Una viene ritrovata senza vita in mare e per lei viene ipotizzato un malore. L’altra entra in acqua, viene riportata a riva e poco dopo muore in seguito a un improvviso arresto delle funzioni vitali.
È soltanto una drammatica coincidenza?
Probabilmente potrebbe esserlo.
Ma stabilirlo dovrebbe essere compito degli accertamenti, non di una semplice supposizione.
Acqua, aria e fattori ambientali: nessuna prova, ma verificare sarebbe ragionevole
Quando due eventi apparentemente indipendenti presentano una vicinanza temporale e geografica così marcata, verificare l’eventuale esistenza di un fattore comune rappresenterebbe una normale forma di prudenza investigativa.
Questo non significa sostenere che nel mare fosse presente qualcosa di pericoloso.
Significa semmai verificare per poterlo escludere.
Analisi dell’acqua, eventuali dati sulla qualità ambientale, presenza di alghe o microrganismi, temperature, condizioni meteorologiche, correnti marine e ogni altro elemento potenzialmente significativo potrebbero contribuire a eliminare definitivamente qualsiasi dubbio.
Allo stesso modo, conoscere con precisione le cause mediche dei due decessi sarebbe fondamentale.
Se entrambi fossero riconducibili, ad esempio, a patologie cardiovascolari indipendenti, la coincidenza troverebbe una spiegazione.
Se invece emergessero caratteristiche insolite o comuni, sarebbe necessario approfondire ulteriormente.
L’autopsia avrebbe potuto fornire risposte importanti
Ed è proprio sotto questo profilo che assume particolare importanza la domanda posta dalla sorella di Silvano Loia.
Un esame autoptico non significa necessariamente sospettare un reato.
Serve innanzitutto a stabilire come una persona sia morta.
Può chiarire se vi sia stato un infarto, un’aritmia, un’embolia, un’annegamento conseguente a perdita di coscienza oppure altre condizioni improvvise. Esami tossicologici e istologici possono inoltre offrire informazioni che un semplice esame esterno del corpo non è in grado di fornire.
In presenza di due morti nello stesso giorno e nello stesso tratto di costa, conoscere con precisione le rispettive cause avrebbe permesso anche di comprendere immediatamente se esistesse o meno qualche elemento comune.
Non allarmismo, ma necessità di capire
Non bisogna costruire scenari senza prove.
Non bisogna parlare di acqua contaminata, gas, sostanze tossiche o altre cause senza dati scientifici che lo dimostrino.
Ma tra il complottismo e il non farsi domande esiste una terza strada: verificare.
Perché due persone non muoiono semplicemente “come se qualcuno avesse spento un interruttore” senza che dietro vi sia una causa biologica precisa.
Quella causa può essere perfettamente naturale e completamente diversa nei due casi.
Ma sarebbe importante conoscerla.
Due famiglie hanno perso improvvisamente i propri cari nello stesso giorno. Una comunità ha assistito a due tragedie concentrate nello spazio di poche ore.
Accertare fino in fondo cosa sia accaduto non significherebbe alimentare sospetti.
Significherebbe, al contrario, eliminarli attraverso i fatti.
