La scomparsa di Silvano Loia, manager noto e compagno dell’attrice Francesca Neri, sulle spiagge di Tarquinia ha acceso una luce brusca su quello che molti danno per scontato durante le vacanze: la sicurezza in mare non è un optional, e quando manca ha conseguenze definitive.
Non è questo il luogo per ricostruire i minuti drammatici dell’accaduto, ma per cogliere il senso politico e pratico di quanto è successo. La notorietà del nome ha amplificato la notizia, ma l’elemento che vale per tutti i bagnanti è lo stesso: in estate migliaia di persone affollano litorali che presentano condizioni diverse di presidio, informazione e intervento d’emergenza.
La verità è che le responsabilità si intrecciano: ci sono gli stabilimenti balneari con bagnini e defibrillatori obbligatori, e ci sono gli arenili liberi dove il presidio è più complicato. Ci sono le competenze della Capitaneria di porto, degli enti locali e dei servizi sanitari d’emergenza; e c’è, su tutto, la necessità che questi attori parlino la stessa lingua operativa quando il mare decide di fare il suo corso.
Da anni il dibattito riguarda numeri semplici e pratici: più bagnini formati e in numero adeguato rispetto alle postazioni; defibrillatori e kit di soccorso facilmente accessibili; cartellonistica chiara sui rischi e sui comportamenti da tenere; corridoi d’accesso liberi per i mezzi di soccorso. A questi elementi vanno aggiunte campagne mirate di informazione, soprattutto per chi viene in spiaggia occasionalmente e non conosce correnti, fondali e punti pericolosi.
Per chi è in spiaggia, le regole di base rimangono le stesse e vanno rispettate: non allontanarsi oltre la propria capacità natatoria, segnalare subito il bagnino o i numeri d’emergenza (118 e la Capitaneria), evitare gesti improvvisati se non si è addestrati. E per chi governa: non bastano parole; servono programmazione, investimenti sul personale e verifiche sistematiche su attrezzature e protocolli di intervento.
La tragedia di Tarquinia può restare un fatto isolato nella memoria dei giornali o diventare il punto di svolta per una stagione diversa nella sicurezza marina. Lo dica il Campidoglio, lo dicano i municipi costieri, lo dicano gli operatori balneari: se vogliamo spiagge davvero sicure, bisogna agire ora, con concretezza e misure che funzionino quando il conto alla rovescia diventa emergenza.
