«Report si farà, qui o altrove», dice Mottola in un’intervista che mette in piazza la tensione interna al programma e lancia un attacco diretto al collega Ranucci. Parole secche, pronunciate senza giri di parole, che rimettono al centro la questione di cosa significhi fare inchiesta oggi, anche per i romani che seguono il racconto della città e dei suoi servizi.
Nel corso dell’intervista l’inviato non si è trattenuto: oltre alla certezza sulla prosecuzione della trasmissione ha definito Ranucci «un fesso» e ha contestato la distribuzione dei compensi all’interno della redazione, parlando di persone che percepiscono «300-400 mila euro in su». È una critica che punta il dito non tanto contro il format in sé quanto contro la gestione interna di risorse e visibilità, una dinamica che in molti ambienti professionali genera attriti.
Il dettaglio sui compensi è quello che più di tutto rischia di trasformare una polemica personale in una questione di pubblico interesse. In città, dove contratti, appalti e spese pubbliche sono oggetto di attenzione costante, il tema della trasparenza nel giornalismo – specie in quei programmi che indagano su sanità, trasporti, appalti e impiantistica sportiva – non è banale. Per i cittadini che ogni giorno prendono bus e metro, pagano servizi e vivono le opere pubbliche, la credibilità di chi indaga è un presidio che aiuta a tenere sotto controllo la cosa pubblica.
La scelta di parole forti da parte di Mottola riecheggia in ambito locale perché mette in luce un nodo pratico: quando dentro un programma esplodono contrasti e contestazioni economiche, il rischio è che l’attenzione sul merito delle inchieste si perda, o che lo scontro interno finisca per condizionare l’operato della redazione. Per i lettori romani conta che gli strumenti di controllo restino efficaci e autonomi, qualunque sia la collocazione televisiva del programma.
Al di là della polemica tra due giornalisti, resta la certezza dichiarata: Report «si farà», parola dell’inviato. Per il pubblico cittadino interessato a trasparenza, mobilità e gestione delle risorse — temi che impattano direttamente sulla vita quotidiana dei municipi e dei pendolari — la vicenda resta da seguire: non tanto per il pettegolezzo, quanto per capire se e come la discussione interna influirà sulla capacità d’inchiesta, che in città serve a controllare le cose di tutti.
