La Cronaca di Roma
Legge

Allarmi inascoltati a Centocelle, il fallimento delle reti di protezione familiare

Il caso di Centocelle rivela lacune nelle procedure di gestione delle segnalazioni familiari: manca un triage rapido, una condivisione efficace tra servizi e una tempistica obbligata per il follow-up.

Allarmi inascoltati a Centocelle, il fallimento delle reti di protezione familiare

Centocelle: un allarme non ascoltato il giorno prima, poi un sedicenne uccide la madre.

Il fatto, nella sua brutalità, non è solo una tragedia privata ma uno specchio: la catena che dovrebbe proteggere i più fragili — famiglia, servizi sociali, forze dell’ordine, tribunali — ha mostrato giunture deboli. La segnalazione partita prima della tragedia non ha scatenato un meccanismo di verifica tempestivo e coordinato; questo punto resta centrale quando si parla di prevenzione del rischio familiare, specialmente quando ci sono minorenni coinvolti.

Da anni gli operatori della città segnalano ciò che oggi, purtroppo, si vede con chiarezza: la frammentazione degli attori istituzionali impedisce risposte efficaci. Esistono prefetture, Questure, servizi sociali del Comune e dei Municipi, strutture sanitarie dell’ASL e il Tribunale per i Minorenni, ma la pratica quotidiana spesso si arena su scambi di email, telefonate che si perdono, e assenza di protocolli condivisi per il triage delle segnalazioni ad alto rischio. Quando il tempo è un fattore critico, ogni passaggio in più può essere troppo.

Quali riforme servono, allora? Non basta invocare solidarietà: servono regole. Una cartella condivisa e protetta tra servizi, procedure di triage che assegnino priorità alle segnalazioni con minorenni, equipe mobili multidisciplinari in grado di intervenire nelle ore successive alla segnalazione, e tempi certi di verifica dovrebbero essere parte del pacchetto. Serve formazione obbligatoria per chi raccoglie le segnalazioni — dalla polizia locale agli assistenti sociali — e un sistema di audit che verifichi non solo i risultati ma anche il rispetto delle procedure. Tutto questo nel pieno rispetto della privacy e dei diritti delle persone coinvolte.

Per i cittadini che si trovino di fronte a situazioni preoccupanti: non aspettare. Segnalare al numero unico di emergenza 112 o rivolgersi allo sportello sociale del Municipio sono passi iniziali; conservare documenti, messaggi e segnalazioni può aiutare chi interviene dopo. Ma la responsabilità più grande è delle istituzioni: Campidoglio, Prefettura, Questura e Tribunali devono trasformare lo choc di Centocelle in un piano operativo condiviso, perché prevenire un’altra mattina così non è solo dovere amministrativo, è questione di vita urbana.

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