L’incendio scoppiato in un negozio di telefonia all’Esquilino, con molte batterie al litio coinvolte e l’evacuazione di un palazzo, mette a nudo lacune nella prevenzione antincendio e nelle norme di vendita e stoccaggio.
Le immagini dei vigili del fuoco al lavoro per contenere fiamme e fumi, le operazioni di soccorso prolungate e le segnalazioni di episodi ripetuti nella stessa area non sono soltanto il racconto di un’emergenza: sono l’indicatore di un problema sistemico. In quartieri densi come l’Esquilino, dove attività commerciali a piano strada si affiancano a palazzine residenziali, la presenza di dispositivi e accumulatori al litio richiede regole chiare e controlli stringenti. Oggi queste regole sembrano frammentarie e spesso lasciate all’iniziativa dei singoli esercenti.
Il nodo centrale riguarda la distinzione tra vendita al dettaglio e deposito: quanti accumulatori può legittimamente tenere in un negozio senza trasformarsi in un magazzino a rischio? Quali obblighi di sicurezza e di prevenzione devono essere imposti per il ricarico o la sostituzione di batterie? Sul terreno operativo si sommano l’assenza di limiti standardizzati, ispezioni periodiche efficaci e procedure di smaltimento controllato. Tutto ciò moltiplica la probabilità che un incidente locale si trasformi in un’emergenza che coinvolge interi stabili e i loro abitanti.
La responsabilità dell’ordine pubblico e della sicurezza urbana non è solo delle forze dell’ordine o dei vigili del fuoco: riguarda il Campidoglio, i Municipi e gli uffici tecnici chiamati a verificare conformità e piani di emergenza, così come le autorità sanitarie e ambientali per la gestione dei rifiuti pericolosi. Serve una mappatura dei punti a rischio, condivisa e aggiornata, e l’introduzione di limiti dinamici sullo stoccaggio e sulla vendita in funzione della densità abitativa. Occorrono inoltre obblighi tecnici minimi per i negozi che manipolano batterie — ventilazione, sistemi di spegnimento adeguati, percorsi di fuga certificati — e campagne informative rivolte ai cittadini su come comportarsi in caso di incendio.
Non è un atto di retorica chiedere maggiore rigore: quando un’interruzione del servizio o l’evacuazione di una palazzina diventano ricorrenti, la risposta non può essere lasciata al caso. Roma deve aggiornare regole e controlli, coordinare le istituzioni competenti e tradurre in ispezioni e sanzioni quanto già oggi è chiaro sulla carta: la sicurezza dei quartieri passa anche dalle piccole attività commerciali e dalla loro capacità di gestire prodotti potenzialmente esplosivi. Senza misure concrete, il rischio che ciò che è successo all’Esquilino si ripeta rimarrà una minaccia quotidiana per residenti e pendolari.
