Gli attacchi sul web fanno danni enormi: non è solo una minaccia tecnologica, ma un rischio concreto per la vita quotidiana della città, dalla sicurezza pubblica alla gestione degli eventi. A dirlo è Nunzia Ciardi, vicedirettore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che mette in guardia sulla crescente capacità dei bot e dei sistemi di intelligenza artificiale di creare e diffondere contenuti falsi o manipolati con rapidità senza precedenti.
Il fenomeno, spiegato durante un’intervista, non resta confinato al mondo virtuale. Bot che moltiplicano tesi costruite ad arte possono alimentare dibattiti su notizie distorte, polarizzare comunità locali e trasformare disinformazione in una trappola per cittadini già “fidelizzati” dagli algoritmi delle piattaforme social. Il rischio a Roma è che allarme e panico si propaghino velocemente, con impatti su viabilità, eventi pubblici e fiducia nelle istituzioni.
Per far fronte a questa evoluzione, Ciardi richiama due direttrici: rafforzare le difese tecniche e migliorare l’alfabetizzazione digitale dei cittadini. Sul piano pratico suggerisce passi semplici e immediati: verificare sempre la fonte di una notizia, privilegiare canali istituzionali (Campidoglio, Municipi, Questura, Prefettura) per comunicazioni ufficiali, controllare la data e le immagini associate ai messaggi e non condividere contenuti che non siano confermati. Quando qualcosa appare eclatante, la prudenza vale più della condivisione impulsiva.
Ciardi indica poi come ridurre la propria esposizione: aggiornare sistemi e app, usare autenticazione a due fattori, scegliere password robuste e attivare impostazioni di privacy sui social. Per i casi più gravi, come frodi o messaggi mirati a creare disordini, la strada obbligata è la segnalazione — alle piattaforme digitali e, quando necessario, alle forze dell’ordine locali — per permettere indagini e blocchi tempestivi.
In città, l’effetto più pericoloso della disinformazione è la frammentazione del dibattito pubblico: si perde terreno nella gestione delle emergenze, nei servizi e nella vita di quartiere. L’appello del vicedirettore è chiaro: la lotta non può essere delegata soltanto agli esperti. Serve consapevolezza diffusa e piccoli gesti quotidiani che, sommati, rendono Roma meno vulnerabile agli attacchi sul web.
