La Cronaca di Roma
Centro Storico

Da Cola di Rienzo ai dehors: il centro storico di Roma sotto un nuovo setaccio

Il caso della palazzina crollata in via Cola di Rienzo e la stretta sui dehors irregolari dischiudono l’urgenza di un modello coordinato di prevenzione nel cuore della città.

Da Cola di Rienzo ai dehors: il centro storico di Roma sotto un nuovo setaccio

Il sequestro della palazzina crollata in via Cola di Rienzo e la rimozione annunciata di 40 pedane di dehors disegnano un quadro di stretta amministrativa e responsabilità divergenti nel centro storico.

La chiusura dell’edificio interessato dal cedimento — con l’apertura di un’indagine per disastro colposo — ha riportato in primo piano la vulnerabilità delle strutture private e i meccanismi di controllo che dovrebbero garantire la sicurezza dei cittadini. Allo stesso tempo il Municipio I ha deciso di intensificare i controlli sui plateatici irregolari, fissando un termine per la rimozione delle pedane entro dicembre: due interventi apparentemente distinti che però sollevano la stessa domanda di sistema.

Non si tratta solo di sanzionare chi occupa il suolo pubblico senza titolo: la vicenda mette in evidenza la necessità di una catena di responsabilità chiara, che coinvolga amministratori condominiali, proprietari degli immobili, uffici tecnici comunali e soprintendenze quando si tratta di centri storici vincolati. La rigida divisione delle competenze — tra Campidoglio, Municipi, Polizia Locale e, nei casi giudiziari, Procura — rallenta spesso le verifiche preventive e la manutenzione ordinaria che potrebbero prevenire episodi rischiosi.

La rimozione delle pedane è giustificata quando queste compromettono decoro e sicurezza, ma l’azione punitiva obbligatoria non basta se non è affiancata da un’attività di mappatura e monitoraggio costante degli interventi strutturali. Nei casi come quello di via Cola di Rienzo, un’ispezione tempestiva sui vincoli statici e sugli interventi edili sarebbe dovuta precedere la crisi, così come un albo degli occupanti del suolo pubblico e delle relative autorizzazioni renderebbe più efficace l’applicazione delle regole.

Per i residenti e per gli operatori economici la stretta si traduce in disagi immediati: cantieri, riduzioni di plateatici e possibili ricadute sul lavoro di bar e ristoranti. Per le istituzioni è però anche un’opportunità per cambiare approccio: puntare su procedure condivise tra Municipi e uffici del Campidoglio, investire in verifiche preventive periodiche, aggiornare carte tecniche e utilizzare banche dati partecipate per tracciare autorizzazioni e interventi. Senza queste misure, l’azione emergenziale rischia di ripetersi a distanza di pochi mesi.

La risposta degli enti locali nelle prossime settimane dirà se l’episodio resterà un mero momento di controllo o diventerà l’occasione per un assetto di prevenzione realmente coordinato, capace di coniugare sicurezza, tutela del patrimonio e vivibilità nel cuore della città.

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