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Da Roma Parisi riapre la partita sul nucleare: ora servono dati

Da Roma Parisi riapre la partita sul nucleare: ora servono dati

Il nucleare torna al centro della discussione italiana, ma il vero punto non è scegliere una bandiera. È capire se il Paese abbia una strategia energetica abbastanza seria da misurare costi, tempi, sicurezza e conseguenze prima di promettere soluzioni.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi sarà protagonista martedì 29 settembre di un’iniziativa alla Biblioteca del Senato, promossa dall’associazione “Sì alle Rinnovabili, No al Nucleare”. Al centro dell’incontro ci sarà anche il suo nuovo libro, Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cure.

Il titolo dell’associazione riassume una posizione netta: «Sì alle Rinnovabili, No al Nucleare». Ma proprio la nettezza dello slogan rischia di lasciare fuori la parte più difficile del problema. L’Italia deve ridurre le emissioni, contenere il costo dell’energia e diminuire la propria dipendenza dall’estero. Per riuscirci, però, non basta dichiararsi favorevoli o contrari a una tecnologia.

Il contributo di Parisi può diventare utile proprio per questo: riportare la discussione nel territorio meno spettacolare e più importante dei dati verificabili. Quanto tempo servirebbe per progettare, autorizzare e costruire nuovi impianti? Quale sarebbe il costo complessivo, considerando finanziamento, sicurezza, manutenzione e gestione del combustibile? E soprattutto: il nucleare arriverebbe in tempo per incidere sugli obiettivi climatici più urgenti?

Non sono domande accessorie. Un programma nucleare richiede decisioni di lungo periodo, continuità istituzionale e consenso sociale. La sicurezza non può essere affrontata come una promessa assoluta, così come la gestione delle scorie non può essere ridotta a una nota tecnica. Anche le alternative hanno vincoli: sole e vento sono fonti essenziali per la transizione, ma richiedono reti più moderne, sistemi di accumulo, capacità di gestione della domanda e procedure autorizzative meno lente.

Il rischio, oggi, è che il confronto resti prigioniero di due semplificazioni opposte. Da una parte, il nucleare viene presentato come la risposta definitiva a prezzi, clima e autonomia energetica. Dall’altra, le rinnovabili vengono trattate come una soluzione immediata e priva di problemi. Nessuna delle due rappresentazioni è sufficiente per governare una trasformazione che durerà decenni.

Nucleare e rinnovabili: quali costi, tempi e vincoli

Il nucleare offre produzione programmabile e basse emissioni operative, ma impone investimenti iniziali elevati, tempi lunghi e una gestione rigorosa della sicurezza e dei rifiuti radioattivi. Sono elementi che devono entrare nei conti fin dall’inizio, senza affidarsi a stime ottimistiche o a promesse politiche difficili da verificare.

Le rinnovabili possono essere installate con maggiore gradualità e hanno un ruolo decisivo nella decarbonizzazione, ma la loro crescita deve essere accompagnata da accumuli, infrastrutture di rete, autorizzazioni trasparenti ed efficienza energetica. Il confronto corretto, quindi, non è tra una tecnologia perfetta e una tecnologia inutile: è tra combinazioni diverse di strumenti, con tempi, rischi e costi differenti.

È qui che la politica dovrebbe misurarsi con la parte meno popolare della transizione. Servono scenari pubblici, numeri confrontabili e responsabilità chiare: chi paga, chi decide, chi controlla e cosa accade se i tempi slittano o i costi aumentano. Senza queste risposte, il dibattito sul nucleare rischia di diventare soltanto l’ennesimo scontro identitario.

L’appuntamento romano offre dunque un’occasione di confronto, non una sentenza già scritta. La domanda più importante non è soltanto se l’Italia debba dire sì o no al nucleare. È se sia finalmente pronta a discutere di energia senza confondere la convinzione personale con una politica industriale credibile.

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