È incredibile come una manifestazione di diritti civili possa diventare un campo di battaglia per la sicurezza pubblica. Il 3 ottobre si svolgerà la Dykes March, un evento fondamentale per la comunità lesbica di Roma, eppure le istituzioni, in particolare la polizia, sembrano aver scelto di ignorare il significato di questo corteo. La questura ha dato il suo “no” all’intervento delle forze di polizia per motivi di personale non disponibile, lasciando le partecipanti in una situazione di precarietà.
Questo non è semplicemente un abbandono, ma un chiaro segnale di come le istanze delle lesbiche siano sistematicamente invisibili nel discorso pubblico. “La polizia non protegge il nostro corteo”, hanno denunciato le organizzatrici, un grido di allerta che non può passare inosservato. Quale altro gruppo o evento godrebbe di un simile trattamento? La risposta è lampante: pochi, se non nessuno.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, le lesbiche devono ormai accettare di marciare senza la certezza di protezione. Il messaggio che viene lanciato è chiaro: le loro vite, il loro diritto di manifestare, sono considerati di serie B. Ma a chi giova questo? Solo a una politica che vorrebbe che le tematiche LGBTQ+ tornassero nel cassetto, lontane dagli occhi e dalle orecchie della società.
Le manifestazioni come la Dykes March non dovrebbero affrontare il rischio di violenze o attacchi. La mancanza di supporto delle forze dell’ordine mette in discussione il concetto stesso di sicurezza pubblica. Che dire poi di quelle parole che vengono risucchiate nel vortice dell’indifferenza? Le lesbiche, le loro istanze, i loro diritti rimangono invisibili, non solo alla vista della polizia ma anche all’attenzione collettiva. Senza protezione, sono le stesse istituzioni a soffocare i diritti civili.
Le Dykes March e il contesto romano
Le Dykes March non sono solo un evento, ma un simbolo di lotta per i diritti delle persone lesbiche in un paese che storicamente ha fatto fatica a riconoscerli. La loro mancanza di riconoscimento da parte della polizia non è un caso isolato, ma riflette una realtà ben più profonda: l’assenza di supporto strutturale e istituzionale alle comunità LGBTQ+. La disparità nel trattamento tra eventi LGBT e quelli di più ampio respiro dovrebbe farci riflettere.
Il contesto romano riporta alla luce un quadro complicato in cui la visibilità delle persone lesbiche è combattuta con ogni mezzo. La mancanza di protezione non è solo un problema logistico, ma rappresenta l’ultimo anello di una catena di ingiustizie. La domanda è: fin quando le istituzioni continueranno a ignorare le richieste di una comunità che chiede semplicemente il diritto di esistere, di marciare, di essere vista? Il silenzio delle autorità risuona come un eco di indifferenza, e i cittadini devono chiedersi cosa sia disposto a tollerare in nome della sicurezza e della giustizia.
