Un uomo che aveva accoltellato l’ex moglie e fuggito con il figlio adolescente è stato fermato dopo sette ore: il fatto solleva una questione cruciale sulla protezione dei minori nelle emergenze familiari.
Quel che colpisce, oltre alla gravità dell’episodio, è la tempistica: le ricostruzioni pubbliche hanno messo in evidenza come la ricerca e il fermo abbiano richiesto ore, un lasso di tempo nel quale la priorità avrebbe dovuto essere la tutela immediata del minore. Quando un minore è coinvolto in un gesto di violenza familiare, il tempo non è solo un parametro operativo ma una variabile determinante per la sicurezza psicofisica del ragazzo e per la qualità delle prove raccolte.
Roma deve dotarsi di un protocollo operativo condiviso che stabilisca ruoli, flussi informativi e tempi certi di intervento: una «unità di crisi minorile» attivabile via 112, composta dalla Questura o dalla pattuglia più vicina, dai servizi sociali del Municipio, da un’equipe psicologica di pronto intervento e da un referente giudiziario per il Tribunale per i minorenni. Questo team non sostituirebbe i compiti investigativi ma garantirebbe, fin dalle prime ore, la protezione materiale e psicologica del minore e la corretta documentazione degli elementi utili per le indagini e per eventuali provvedimenti giudiziari urgenti.
Occorre inoltre chiarire procedure di comunicazione tra Prefettura, Comune, Dipartimenti di Salute mentale e le Forze dell’ordine, con una piattaforma di allerta rapida che consenta di condividere dati essenziali nel rispetto della privacy. Linee guida operative dovrebbero prevedere l’affidamento temporaneo in strutture protette o a persona idonea previo intervento giudiziario, visite mediche immediate, colloqui con esperti per valutare traumi e rischi di emulazione, oltre a percorsi di accompagnamento per la vittima adulta.
Infine, la formazione: agenti, assistenti sociali, operatori sanitari e magistrati devono esercitarsi su simulazioni di casi complessi, con tempi-base per le attività da svolgere nelle prime 3-6 ore. Il Campidoglio e la Prefettura possono promuovere un tavolo operativo che porti a un protocollo pilota nei municipi più esposti, estendibile a tutta l’area metropolitana. Proteggere un minore in fuga da una situazione di violenza non è soltanto un dovere morale: è misura di prevenzione efficace per la sicurezza urbana e per la tenuta delle istituzioni che devono intervenire quando la famiglia implode.
