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Torre di Pasolini, il possibile esproprio divide Chia: «È casa mia»

Torre di Pasolini, il possibile esproprio divide Chia: «È casa mia»

La Torre di Pasolini rischia di diventare il simbolo di una domanda difficile: fino a dove può spingersi l’interesse pubblico quando entra nelle mura di una casa privata? A Chia, nel Viterbese, la possibile procedura di esproprio apre uno scontro tra tutela di un luogo legato alla memoria dello scrittore e diritto del proprietario a conservare il bene e a ricevere un eventuale indennizzo.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, Gabriele Gallinari, attuale proprietario della torre, contesta l’ipotesi di essere allontanato senza un riconoscimento economico. La sua posizione è sintetizzata nella frase: «È casa mia, mi mandano via senza indennizzo». Si tratta, al momento, della denuncia del proprietario: i dettagli sulla procedura, sui provvedimenti adottati e sulle eventuali garanzie previste dovranno essere verificati negli atti ufficiali.

La vicenda riguarda un edificio dal forte valore simbolico. La torre è associata al periodo trascorso da Pier Paolo Pasolini a Chia ed è quindi percepita non soltanto come un immobile, ma come un luogo della memoria culturale italiana. Proprio questo valore potrebbe spiegare l’interesse a garantirne la conservazione e una possibile fruizione pubblica. Ma il significato storico, da solo, non cancella le regole sulla proprietà privata.

Gallinari sostiene di aver acquistato la struttura dagli eredi di Pasolini e di averla restaurata utilizzando risorse proprie. Se questa ricostruzione sarà confermata dagli atti, il punto non sarà soltanto stabilire chi debba occuparsi della torre, ma anche riconoscere il peso degli investimenti sostenuti nel tempo da chi ne ha avuto la disponibilità.

Il possibile affidamento all’Università Agraria di Chia, indicata nelle ricostruzioni come ente privato, aggiunge un ulteriore elemento di complessità. La questione non sarebbe più soltanto tra singolo proprietario e amministrazione pubblica: entrerebbero in gioco anche la gestione del bene, l’accesso dei visitatori, la manutenzione e il modello con cui trasformare un luogo privato in una destinazione di interesse collettivo.

Il nodo tra tutela del patrimonio e diritto di proprietà

In linea generale, un esproprio può essere disposto solo per un interesse pubblico riconosciuto e attraverso una procedura prevista dalla legge. L’eventuale indennizzo, così come tempi, valutazioni e possibilità di contestazione, dipende dagli atti e dalla natura concreta dell’operazione: per questo non è possibile stabilire, senza esaminare i documenti, se nel caso della Torre di Pasolini vi sia davvero il rischio di un trasferimento senza compensazione.

Il nodo è anche culturale e territoriale. Rendere accessibile la torre potrebbe tutelare un pezzo della memoria di Pasolini e offrire a Chia un luogo di richiamo, ma un progetto pubblico credibile dovrebbe chiarire chi pagherà i lavori, chi garantirà la conservazione e con quali regole sarà organizzata la fruizione. Altrimenti il rischio è che la tutela venga usata come formula generale, lasciando irrisolto il problema dei costi e delle responsabilità.

La soluzione non può essere una contrapposizione automatica tra patrimonio e proprietà, né la trasformazione del proprietario nel nemico della memoria collettiva. Servono trasparenza sugli atti, confronto con le parti, una valutazione indipendente del bene e un progetto di gestione definito prima di qualsiasi passaggio irreversibile.

La Torre di Pasolini può diventare un bene aperto alla comunità, ma anche un precedente sul modo in cui le istituzioni trattano i luoghi simbolici ancora inseriti in una proprietà privata. La domanda, ora, è semplice e tutt’altro che teorica: Chia vuole davvero salvare la torre, oppure sta ancora cercando di capire chi dovrà pagare il prezzo della sua memoria?

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