La pizza romana prova a cambiare continente senza perdere il rumore del morso. 180grammi, insegna capitolina legata alla pizza tonda bassa e scrocchiarella, prepara lo sbarco a Brooklyn: l’apertura è annunciata per Natale, ma la vera sfida comincia molto prima, nel delicato equilibrio tra identità romana e pubblico newyorkese.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il progetto nasce dalla collaborazione con i gestori di Roscioli, Artisan e L’industrie. Un’alleanza che porta negli Stati Uniti non soltanto un marchio, ma una precisa idea di pizza: sottile, croccante e costruita attorno a una cultura gastronomica riconoscibile.
«Apriamo a Natale», è l’annuncio rilanciato nel racconto del progetto. Dietro questa data, da confermare nei dettagli operativi, c’è un percorso che Jacopo Mercuro ha scelto di portare fuori dai confini italiani. L’ispirazione, racconta la fonte, sarebbe nata anche da un’immagine cinematografica: “Tutto è partito con Mamma, ho perso l’aereo”.
Il passaggio da Roma a Brooklyn, però, non è una semplice replica del format. La pizza tonda romana deve confrontarsi con abitudini, aspettative e linguaggi gastronomici diversi. La sua forza sta proprio nella distanza dai modelli più conosciuti all’estero: non una pizza necessariamente morbida e alta, ma una base sottile, asciutta e croccante, con una consistenza che per il pubblico romano è quasi una firma.
È qui che il progetto può diventare interessante anche oltre la cronaca gastronomica. Esportare una specialità significa decidere cosa resta intoccabile e cosa, invece, può adattarsi. Impasti, tempi di servizio e proposta dovranno mantenere il legame con Roma, mentre la nuova sede dovrà trovare il modo di parlare a una città abituata a considerare la pizza uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia.
La presenza di partner già attivi nel settore della ristorazione italiana a New York può offrire una base importante, ma non cancella il rischio principale: trasformare una pizza con una forte identità territoriale in una versione semplicemente “italianizzata” per il mercato americano. Se 180grammi riuscirà a conservare la propria personalità, Brooklyn potrebbe diventare una vetrina internazionale per un prodotto romano ancora meno esportato, nell’immaginario globale, rispetto alla pizza napoletana.
Perché la pizza romana conquista Brooklyn
La tonda romana porta con sé un vocabolario preciso: bassa, scrocchiarella, immediata. È una pizza pensata per distinguersi già al primo morso e per raccontare una parte della cultura gastronomica della capitale senza ricorrere a formule elaborate. A Brooklyn questa riconoscibilità può diventare il principale elemento di attrazione, proprio perché propone un’esperienza diversa dai riferimenti più familiari al pubblico internazionale.
Il punto non sarà soltanto riprodurre una ricetta, ma trasferire un’abitudine. La nuova sede dovrà far capire perché quella croccantezza è parte dell’identità romana e non un semplice dettaglio tecnico. In questo confronto tra territorio d’origine e nuova piazza si misurerà il successo del progetto: non sulla capacità di imitare New York, ma su quella di portare Roma dall’altra parte dell’oceano senza renderla irriconoscibile.
L’apertura annunciata per Natale rappresenta quindi un test per 180grammi e, più in generale, per la cucina romana contemporanea. Brooklyn accetterà la pizza tonda e scrocchiarella così com’è, oppure sarà la pizza a dover cambiare per farsi ascoltare?
